CROLLO PREZZO PETROLIO: sostiene la crescita economica globale?

Scritto il alle 15:35 da Danilo DT

prezzo-petrolio-crescita-economicaCi sono molto spesso delle dinamiche che risultano anche sorprendenti. Il mondo dell’intermarket ama spesso mettere a confronto particolari asset, azzardando correlazioni che però, molto spesso, sono decisamente fondate.

Credo che tutti avete avuto modo di vedere, in questi mesi, il crollo del prezzo del petrolio. Siamo passati dagli oltre 100 USD per barile di giugno, agli attuali 55 USD per barile. Fin troppo facile fare due conti: -50% in 6 mesi.

Il crollo del prezzo del petrolio, come spiegato su questo blog in diversi articoli, comporta sicuramente effetti positivi per l’economie di alcuni paesi sviluppati che il petrolio lo devono importare, con evidenti benefici sui consumi. Ma allo stesso tempo, non si possono dimenticare le conseguenze sui paesi produttori ed il relativo effetto domino sull’economia globale.
La domanda che quindi dobbiamo porci è la seguente: è corretto dire che un petrolio con quotazioni più ragionevoli comporta una maggiore crescita globale? Sono convinto che molti di voi diranno: assolutamente si.

Bene, con un grafico voglio smontarvi questa certezza.

Confronto tra previsione della crescita economica globale e prezzo petrolio

PREVISIONE-CRESCITA-GLOBALE-WORLD-GDP-FORECAST-PETROLIO-WTIIn questo grafico trovate quindi sia l’andamento decisamente negativo del prezzo del petrolio, e sia le previsioni sull’andamento della crescita globale.
Non vi sembra di scorgere una certa correlazione tra le due linee? Per certi versi è anche logica questa correlazione diretta. Maggior crescita globale è collegata a maggior consumo di materie prime e di petrolio, anche se queste aumentano di prezzo. E queste dinamiche battono fortemente eventuali benefici che derivano da un minor prezzo delle commodity.

Quindi, fintanto che il petrolio resterà a prezzi così compressi, è lecito aspettarsi una crescita economica globale sempre molto anemica. Ma non lo dico io, lo dice il grafico che vi ho riportato

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Danilo DT

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21 commenti Commenta
gnutim
Scritto il 2 gennaio 2015 at 16:12

grande Dream

E non è ancora finita

Aspettiamoci che il mkt gli vada dietro come nel 2008

E prima di ripartire il petrolio dovremo aspettare l’uscita dal mercato di qualche paese produttore.

Io voto per il Venezuela

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ob1KnoB
Scritto il 2 gennaio 2015 at 16:28

la serva conta tra le conseguenze dirette:
100Ml barili giorno x50$ *365gg= sparisce una Italia dal GDP globale.
spariscono 1 trilioni$ di investimenti nel settore
sparisce 1Trilion$ di utili delle sole oil corporate
salta qualche mega progetto nel ring (o quantomeno la sua economicità).
tra le conseguenze indirette:
un infartino al saudita,
qualche fucilata in più in Iraq,
molte di più in Nigeria,
e la Cina che gode.
minor circolazione di gasiere e petroliere, noli in calo
e la cina che gode.
russia in difficoltà, accordi bilaterali
e la cina che gode.
Una cosa sto imparando: qualunque cosa succede la cina gode…..

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ale.v
Scritto il 2 gennaio 2015 at 18:37

Come sparisce 1 trilione$ dal settore per il calo degli incassi per il prezzo, appare lo stesso 1trilone$ in tutti gli altri settori che invece risparmiano perché comprano petrolio.

Sono tutte compravendite di petrolio, non solo vendite…
O no?

Cmq secondo me la correlazione è che il prezzo del petrolio scende perché se ne consuma di meno e quindi si è già o si sta per andare verso una recessione (o solo un rallentamento della crescita).

Non è che siccome il prezzo del petrolio scende, allora si va in recessione.

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kry
Scritto il 2 gennaio 2015 at 18:46

ale.v@finanzaonline,

ale.v@finanzaonline:

Non è che siccome il prezzo del petrolio scende, allora si va in recessione.

Scusa ma il petrolio fa pil o no. La recessione è data da un pil in calo?

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kry
Scritto il 2 gennaio 2015 at 18:49

ob1KnoB@finanzaonline,

Come si diceva una volta? Tra i due litiganti il terzo gode come tra russia e usa gode la cina.
gnutim@finanza,

Anche il Canada non scherza , per non parlare dell’immobiliare.

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overshooting
Scritto il 2 gennaio 2015 at 18:53

Secondo me il rapporto causa effetto e’ il contrario, cioè’ la recessione spinge in basso i consumi, la produzione rimane costante ( anzi aumenta per lo shale oil) e il prezzo di conseguenza scende…e guarda caso in passato ciò’ e’ stato frenato da un taglio alla produzione dell OPEC, cosa che stavolta nn e’ avvenuta…anche perché’ ciò’ che viene tolto all industria petrolifera si aggiunge a disponibilità’ per consumi in altri settori…il gioco è’ a somma zero ma il driver e’ la recessione non il prezzo del petrolio….

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Gigi
Scritto il 2 gennaio 2015 at 19:37

ale.v@finanzaonline:
Come sparisce 1 trilione$ dal settore per il calo degli incassi per il prezzo, appare lo stesso 1trilone$ in tutti gli altri settori che invece risparmiano perché comprano petrolio.

Sono tutte compravendite di petrolio, non solo vendite…
O no?

Cmq secondo me la correlazione è che il prezzo del petrolio scende perché se ne consuma di meno e quindi si è già o si sta per andare verso una recessione (o solo un rallentamento della crescita).

Non è che siccome il prezzo del petrolio scende, allora si va in recessione.

overshooting@finanza:
Secondo me il rapporto causa effetto e’ il contrario, cioè’ la recessione spinge in basso i consumi, la produzione rimane costante ( anzi aumenta per lo shale oil) e il prezzo di conseguenza scende…e guarda caso in passato ciò’ e’ stato frenato da un taglio alla produzione dell OPEC, cosa che stavolta nn e’ avvenuta…anche perché’ ciò’ che viene tolto all industria petrolifera si aggiunge a disponibilità’ per consumi in altri settori…il gioco è’ a somma zero ma il driver e’ la recessione non il prezzo del petrolio….

Avete perfettamente ragione.
È esattamente il contrario: il consumo cala se l’economia si contrae, sale se l’economia tira.
Non é il petrolio a decidere l’andamento dell’economia.

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kry
Scritto il 2 gennaio 2015 at 20:10

overshooting@finanza:
…anche perché’ ciò’ che viene tolto all industria petrolifera si aggiunge a disponibilità’ per consumi in altri settori…il gioco è’ a somma zero ma il driver e’ la recessione non il prezzo del petrolio….

secondo me si aggiunge a disponibilità per saldare i debiti pregressi e risparmi in vista di tempi futuri grami.

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perplessa
Scritto il 2 gennaio 2015 at 20:26

chi può verificare che il tracollo dei prezzi sia dovuto solo alla diminuizione dei consumi e all’aumento dell’offerta?così come dal 2003 al 2008 il prezzo era salito per l’aumento dei consumi, ma poi si parlò di bolla.

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perplessa
Scritto il 2 gennaio 2015 at 20:41

kry@finanza: La recessione è data da un pil in calo?

non è strettamente inerente al tema petrolio, ma nel caso dell’Italia non mi pare che la recessione sia data dal pil in calo. La stretta sul welfare fa diminuire il debito, ma a mio parere fa aumentare la recessione, perchè nella realtà i cittadini sono privati di risorse che non possono essere spese in altri beni. certo che di conseguenza non spendendo poi diminuisce il pil a catena. ma qua si ostinano a ritenere che migliori l’economia tagliando servizi. o fanno finta? perchè così ci saranno nuovi fornitori privati in futuro a provvedere a questi servizi. mi fa specie che ho letto che negli USA l’OBAMACARE ha fatto crescere il PIL. Quindi a seconda di chi fornisce il servizio, viene contabilizzato diversamente. se lo fornisce il pubblico sta nel debito, se si comprano polizze sta nel PIL. http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-05-13/da-obamacare-terapia-il-pil-americano-081200.shtml?uuid=ABrXboHB

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perplessa
Scritto il 2 gennaio 2015 at 20:46

intendevo scrivere “solo dal pil in calo”
perplessa@finanza,

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kry
Scritto il 2 gennaio 2015 at 21:06

perplessa@finanza,

Già ma l’obamacare ha aumentato il pil grazie al debito che ormai aumenta di quasi 500 miliardi $ l’anno. E noi ne spendiamo più di 70 in € solo d’interessi.

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Scritto il 2 gennaio 2015 at 23:25

ale.v@finanzaonline,

Vero, difatti l’ho fatto notare nel post. Il petrolio, causa crisi, se ne consuma di meno ma allo steso tempo se ne produce di più grazie allo shale oil. Il mix delle due cose ha creato questa debacle (ovviamente con la partecipazione della politica dei prezzi dell’OPEC).

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ale.v
Scritto il 3 gennaio 2015 at 00:47

Danilo DT:
ale.v@finanzaonline,

Vero, difatti l’ho fatto notare nel post. Il petrolio, causa crisi, se ne consuma di meno ma allo steso tempo se ne produce di più grazie allo shale oil. Il mix delle due cose ha creato questa debacle (ovviamente con la partecipazione della politica dei prezzi dell’OPEC).

Si, ma non ero sicuro di aver capito bene quanto avevi scritto.

kry@finanza:
ale.v@finanzaonline,

Scusa ma il petrolio fa pil o no. La recessione è data da un pil in calo?

Il petrolio fa il pil di chi lo vende.
Per chi lo acquista è una spesa.

E per ogni vendita di petrolio, c’è un acquisto di petrolio.
Se il prezzo del petrolio cala, chi vende ci rimette, chi acquista ci guadagna esattamente lo stesso importo.

Quindi, ad esempio, per la russia cala il pil, per l’italia calano le spese.

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kry
Scritto il 3 gennaio 2015 at 10:16

ale.v@finanzaonline,

Secondo me nel momento che il prezzo del petrolio cala chi lo vende guadagna meno e chi compra risparmia. Il paese che compra e risparmia nel momento che produce non è detto che riesca a vendere ad un prezzo maggiore di quando faceva in precedenza e la conseguenza è un calo del pil. La mia impressione è che sia solo il DEBITO a sostenere la crescita globale .
Danilo DT, Danilo secondo me quando parliamo di crescita globale bisognerebbe tener conto anche quanto questa sia influenzata dalla quotazione del dollaro. Mi sembra che il pil sia conteggiato in dollari e una rivalutazione del dollaro rispetto alle economie più deboli che continuano svalutare la propria moneta porta come conseguenza una decrescita. Sbaglio? Inoltre i paesi produttori incassando meno e dovendo sistemare i problemi interni sempre più costosi si ritovano meno risorse per importare tecnologia o beni che non producono.

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kry
Scritto il 3 gennaio 2015 at 10:25

ob1KnoB@finanzaonline,

Spariscono anche gli utili su 5 miliardi di $ al giorno di sola intermediazione di compravendita del petrolio. Con 1200 miliardi di $ quali stati degli usa si compra la Cina mentre la russia qualora ne esca si ricompra l’ alaska? Come diceva Danilo tempo fa un bel Risiko.

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kry
Scritto il 3 gennaio 2015 at 11:10

kry@finanza:
ob1KnoB@finanzaonline,

Spariscono anche gli utili su 5 miliardi di $ al giorno di sola intermediazione di compravendita del petrolio

Spariscono anche gli utili sul cambio dei 5 miliardi di $ al giorno che non vengono utilizzati per la comprovendita e su cui gli Usa contano.

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lucianom
Scritto il 3 gennaio 2015 at 14:00

Concordo il consumo cala quando cala l’ economia, questo è molto semplice ma…
se prendiamo in considerazione il prezzo la cosa cambia e di molto…
Giustamente se il consumo aumenta il prezzo aumenta, ma i produttori di petrolio sono degli strozzini e peggio degli usurai non si accontentano ed aumentano il prezzo a dismisura sino a strozzare l’ economia…
Il crollo del 2007 non è stato causato solo dal fallimento della Leman Brother e dei mutui concessi con facilità ma anche dal prezzo del petrolio che era salito a 160 cifra mai poi raggiunta.
Gli americani più poveri hanno dovuto decidere se pagare il mutuo o lasciare il serbatoio vuoto.
Indovinate cosa hanno scelto…
Comunque il calo del prezzo a questo livello non è proporzionale all’ andamento dell’ economia, c’è dietro l mano di qualcuno che ha la forza di farlo.
Indovinate chi…..
Indovinare il motivo è più complesso… anche se sulla stampa qualcuno si diletta ad indovinare…

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perplessa
Scritto il 3 gennaio 2015 at 18:12

ale.v@finanzaonline,

sì, ma le aziende che hanno rapporti con la russia? http://www.professional-luxury.com/2014/12/crisi-russia-aziende-occidentali/

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paolo41
Scritto il 3 gennaio 2015 at 18:33

lucianom,

Che il calo dell’economia globale sia stato foriero del calo del prezzo del petrolio è indiscutibile; d’altra parte sono ormai mesi che le sintesi e le previsioni dell’Ocse e del Fmi indicavano che andavamo incontro ad una congiuntura negativa. Personalmente non mi convincono neppure i dati positivi che arrivano dagli USA, li trovo un po’ farlocchi e comunque molto condizionati da eventi episodici e non strutturali.
Non si può peraltro negare che la crisi Ucraina e le sanzioni conseguenti abbiano avuto un grosso peso politico sulla “gestione” del prezzo, così come sia molto probabile che le grosse compagnie petrolifere (in accordo con i paesi arabi produttori di petrolio) non vedano di buon occhio gli investimenti nello shale oil da parte di aziende non da loro controllate, magari con lo scopo di portarle in difficoltà finanziarie per poi prenderle per un tozzo di pane.
Indipendentemente da quale sia in questo momento il fattore più importante, non si intravede ancora una soluzione all’orizzonte e il “braccio di ferro” sul prezzo è destinato a continuare.
Per inciso, generalmente con il calo del prezzo si ha un aumento del $ sulle altre valute, evento che si è puntualmente verificato e al quale ha dato un grosso contributo anche Draghi con i suoi continui annunci di un QE europeo e in parte la Yellen con il probabile aumento dei tassi Usa nel 2015.

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perplessa
Scritto il 3 gennaio 2015 at 18:35

continuo a indagarele le varie opinioni su questa faccenda, ognuno dice la sua, e forse c’è un fondo di verità in tutte le opinioni che circolano, e forse a spingere al ribasso il petrolio sono più attori, al di là degli effetti reali dello squilibrio tra domanda e offerta. Maduro sostene che è tutto contro il Venezuela, e non ci credo, non è che il Venezuela da solo può essere un obiettivo di una speculazione internazionale, però è indubbio che ci siano coincidenze tra l’apertura a Cuba, e i probemi del Venezuela, e che le questioni ideologiche siano importanti. Altrimenti che senso avrebbe avuto l’embargo a un’isola povera come Cuba? La Russia, cosa vogliono dalla Russia?solo risolvere la questione ucraina?Il fracking da fastidio pure allo stato di N.York, oltre che a all’Opec. boh. non sono interrogativi inutili, perchè sapere i retroscena sarebbe imortante per capire l’evoluzione

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