CROLLO PETROLIO: OPEC e anarchia, paesi produttori a rischio

Scritto il alle 14:14 da Danilo DT

crollo-prezzo-petrolio

PREZZO PETROLIO: ai minimi dal 2009

Il meeting dell’OPEC dei giorni scorsi è stato all’insegna della divisione.
All’interno del cartello dell’oro nero, infatti, ci sono profonde divisioni tra chi vuole ancora abbassare i prezzi, aumentando la produzione, e chi invece vuole difendere il prezzo di WTI e Brent che sta collassando a livelli indifendibili per alcuni paesi produttori.
Ovviamente poi, il crollo dell’oro nero ha comportato anche una violenta correzione delle società del settore, tra cui anche le nostre Eni, Tenaris, Saipem e altre.
Se dovessi sintetizzare uno dei meeting OPEC più importanti della storia, potrei usare una parola: ANARCHIA.

OPEC e quote dei produttori

opec-quote-produzione
Leggete qui sotto.

L’organizzazione che riunisce 13 grandi paesi produttori ha infatti lasciato invariato «l’attuale livello di produzione», secondo quanto dichiarato venerdì dal presidente dell’Opec, il nigeriano Emmanuel Ibe Kachikwu. Considerando che la produzione dell’Opec supera abbondantemente da 18 mesi il tetto di 30 milioni di barili al giorno (quella reale è stimata in almeno 31,5 milioni di barili), si tratta di un implicito riconoscimento della fine del sistema delle quote. «Gli americani non hanno un tetto, i russi non hanno un tetto, perchè dovrebbe avercelo l’Opec?» aveva detto il ministro del petrolio iracheno, Adel Abdul Mahdi, al termine dell’incontro. Ancora più esplicito il collega iraniano Bijan Namdar Zanganeh: «Ciascuno farà come vuole». Proprio l’Iran è tra i Paesi più desiderosi di aumentare la produzione per sfruttare la fine dell’embargo per il suo programma nucleare. (Source) 

Questa decisione, lo potete immaginare, è una manna dal cielo per quella che è la volatilità. In un amen il petrolio si è trovato a -6%. E già gli analisti si sbizzarriscono sui nuovi target. E area 30$ al barile è il livello più nominato dai recenti report.

Grafico Petrolio

Crude Oil(Daily)20151208113637

Per certi versi, noi possiamo anche ringraziare se il petrolio continuerà a scendere. Siamo un paese importatore, e per lo più importiamo pagando in Dollari. E sapete benissimo che il trend della moneta USA è ancora in tendenza rialzista.
Ma fermarsi qui sarebbe errato. Infatti un petrolio troppo basso comporta problemi non indifferenti per il sistema. I prezzi si sono praticamente dimezzati in un paio d’anni, quindi potete immaginare cosa può comportare su queste economie che solo totalmente legate all’oro nero.

peso-petrolio-export

Ed i conti pubblici, ovviamente, collassano…a partire dal PIL

Variazioni annue del PIL reale, in percentuale, 2013 e 2015

PIL-paesi-produttori-petrolio

Fino agli effetti sull’indebitamento. La valuta e quant’altro. Però come potete vedere, l’impatto del crollo del prezzo del petrolio non è uguale per tutti i paesi.
Diventa quindi fondamentale distinguere i vari paesi e capire quali tra i produttori sono più esposti ad uno shock dovuto al collassamento dei corsi: prendendo spunto da un’interessante analisi di Bruegel  da cui ho preso i grafici sopra esposti, possiamo dire che nei paesi con economia più diversificata (vedasi il Canada, ma anche Indonesia e Malesia) il crollo del prezzo del petrolio è certamente ad impatto negativo, ma molto meno rispetto ad altre economie che invece potrebbero subire conseguenze non indifferenti sia a livello di credibilità e solidità di bilancio pubblico.

Di certo questo nuovo clima ANARCHICO non fa bene ad un mercato che è sempre stato regolato da un cartello, anche perchè molti paesi produttori hanno grandi problemi anche a livello politico. Il rischio è che il mercato dell’oro nero diventi totalmente caotico. E pensare che i mercati e la crescita globale ne escano indenni è secondo me profondamente sbagliato.

Chiudo con una domanda. Come è possibile arrivare al target 2% di inflazione sia per la BCE e per la FED con il petrolio in queste condizioni? Meditate gente…meditate…

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Danilo DT

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6 commenti Commenta
pasolo
Scritto il 8 dicembre 2015 at 18:43

medito…medito…. e scrivo che la possibile fine del monopolio del “cartello” sarà salutare per l’economia : energia a buon mercato = crescita. Poi vogliamo ricordare che nei favolosi anni ’80 e ’90 il petrolio valeva tra i 10 e i 20 dollari e che l’inflazione viaggiava beata al 3-5 % ? Il movimento delle banche centrali è stato fatto per salvare il sistema finanziario perchè l’italia ed altri Paesi erano “troppo grandi” per fallire ed insieme a loro tante banche private. La balla dell’inflazione da rialzare è stata usata per far prendere meglio il suppostone alle masse di cittadini europei ed americani. Come hanno scritto commentatori che valgono dieci volte il sottoscritto : questa è una debt deflation e il petrolio così basso sarà la salvezza per chi deve ripagare i debiti. Buonaserata e scusate il disturbo ( intanto il mercato come pronosticato scende dopo DRAGHI e a cavallo della Yellen risalirà verso nuove vette… ).

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7voice
Scritto il 9 dicembre 2015 at 09:18

sarebbe più opportuno scrivere qualcosa sul prezzo alla pompa in italia ! in questo paese ci sono persono che fregano alla grande la massa ! in primis chi leggifera kazzate , in secundis tutta questa gente in enti di controllo che altro non fanno che girarsi altrove ! BISOGNA MANDARLI A CASSA , è FALLISSERO CHI INVESTE ANCORA SUL PETROLIO !

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unocometanti
Scritto il 9 dicembre 2015 at 10:24

Sembra ormai chiara la fine dell’OPEC, infatti in tempi di crisi ognuno per salvarsi butta a mare gli altri (basta guardare l’EU), inoltre sembra chiaro che la resa dei conti tra paesi arabi sciiti e sunniti per il dominio totale sul mondo musulmanno sia quanto pare vicina.

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Scritto il 12 dicembre 2015 at 13:55

l- United States of America, oil futures market money: Managers tend to be net long [as to 2008 in December 11, 2015]

l- Managers commodity investment and market: crude oil plays a major role [as to December 11, 2015]

サーファー © Surfer

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Scritto il 12 dicembre 2015 at 13:57

°l° Love someone else…
https://www.youtube.com/watch?v=gwwQMDHWjiQ

…”She likes to taste the danger”
°l°

サーファー © Surfer [Buon week-end]

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paolo41
Scritto il 13 dicembre 2015 at 11:36

Ma siamo così sicuri che ci sia una stretta correlazione intermarket fra il calo delle borse e quello del prezzo del petrolio? La logica direbbe che quando cala il prezzo dell’oro nero le aziende ( escluse quelle che producono la materia prima e non già quelle che producono energia o quelle addette alla raffinazione) consuntivano costi più bassi e quindi più elevati margini, così come le famiglie dovrebbero avere una maggiore disponibilità per i consumi, specialmente in quei paesi come gli USA dove la voce consumi supera il 60% del PIL.
Trovo assurdo anche andare a vedere l’aumento delle scorte, perché se ci sono dei “pazzi” che producono al disopra di quello che viene richiesto dalla domanda, il suddetto aumento non giustifica il forte calo delle borse dei paesi non produttori. Posso capire che, in Europa Norvegia, UK e qualche altro piccolo produttore possano subire effetti negativi così come è più che giustificato il calo dei PIL dei più importanti paesi produttori (paesi arabi, Russia, Brasile,etc) meno per gli USA o l’Europa dove le economie non hanno una stretta dipendenza dal prezzo del petrolio.
Quindi la caduta del prezzo è dovuta al calo della domanda che è passata, per restare sul breve, da 1,8 MIL / barili al giorno del gennaio 2015 agli 1,2 MIL/ barili al giorno previsti per il 2016. Cina e PVS sono i paesi più colpiti dal calo della domanda (qualcuno ha voluto inserire anche la Grecia che conta un misero chip), più i paesi produttori (dall’Arabia alla Russia, al Brasile, alla Nigeria, etc) , le cui economie in conseguenza del calo, si avvitano su se stesse come ha illustrato Danilo in un altro spot.
Poi bisogna aggiungere il maggior uso di produzioni di energia alternative: forte aumento del gas naturale, progressiva anche se lenta espansione delle energie pulite e purtroppo anche di quelle inquinanti come il carbone, con l’India in testa al gruppo.
E’ ovvio che su questo scenario si è inserita la speculazione che fa un’equazione semplice semplice: calo della domanda = calo dell’economia = calo delle borse e nel frattempo gioca sui dati economici in scadenza la prossima settimana. La domanda da porsi è la seguente: continueranno a calare le borse e il prezzo del petrolio fino a che qualche produttore si ritira dal questo gioco al massacro o prevale la ragione sulla speculazione???? Probabilmente dopo l’intervento della Yellen di mercoledì prossimo e le scadenze delle streghe di venerdì avremo qualche risposta, ma sarà difficile rivedere rapidi recuperi.

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