Crisi politica italiana: rischio speculazione in arrivo su spread e mercati?

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La crisi politica era nell’aria da giorni e il ritorno in campo del Cavaliere ha velocizzato i tempi. La prima a lanciare l’allarme ancora prima della salita al Quirinale di Monti è stata la nota agenzia di S&P la quale si focalizza sulla italiana e sul rischio che potrebbe proseguire nel secondo semestre del 2013 in modo spedito. Certo, crisi politica, recessione, debito pubblico elevatissimo. Un mix davvero esplosivo.
Ovviamente il giudizio di S&P non aiuta proprio in questo momento e la grande “bestia grama” torna a minacciare il Bel Paese. Ebbene si, ci aveva abbandonati ma ora è pronta a tornare.

Signori, rischio speculazione alle porte. E proprio solo qualche giorno fa Monti quasi si pavoneggiava per il dimezzamento dello spread dai massimi. Oggi torna stabilmente sopra area 325 bp. E quandosi accenderà la miccia, SE verrà accesa, saranno guai. Anche perché è fortemente a rischio quella cosa che, per conquistarla ci metti una vita, per perderla ci metti un attimo: si tratta della FIDUCIA e della CREDIBILITA’.

Chi si fiderà dell’Italia, nuovamente al centro di una diatriba politica senza uscita? Chi riuscirà a “conquistare” la fiducia dall’estero? Chi creerà i presupposti necessari per una reale ripartenza? Non dimentichiamo mai, e ripeto MAI, che a parole tutto possiamo essere capaci a parlare di rivoluzione copernicana e grandi ripartenze. Ma sul concreto ci sono delle problematiche difficilissime.
Ve lo ricordo, in primis il fiscal compact, e poi un problema di competitività, la disoccupazione che aumenta, il credito che perde di qualità per le banche e diminuisce sempre di più a livello volumetrico. Insomma, lo sapete benissimo, la coperta non è corta, è cortissima, e chiunque ripeto CHIUNQUE arriverà a governare questa Povera Italia avrà un compito arduo.

L’alternativa? E’ giocare a braccio di ferro con la Germania e con l’Europa, cercando di ottenere degli agreements sul fiscal compact e magari cercare qualche capitale con artifizi vari. Perchè SOLO LI si può cercare di trovare degli “allentamenti”. L’Italia è condannata a dover seguire una politica fiscale IMPOSTA da Bruxelles, non dimentichiamolo MAI: Per esempio, è il momento giusto per cominciare a dismettere il patrimonio pubblico per rientrare dal debito? Oppure si svenderebbe punto e basta?
E poi, bisogna fare molta attenzione a sfidare l’Unione Europea. Un paese lo ha fatto, ora è diventato una succursale della Germania ed è fallito da una vita. Si tratta della Grecia. E non iniziamo a parlare ORA di uscire dall’Euro e di tornare alla Lira. Signori, si tratterebbe di FALLIMENTO immediato.

Lo spread BTP Bund in apertura stamattina: 346.82

Si, sono moralmente afflitto, ho paura che una strada dura, sicuramente imperfetta ma efficace, è stata lasciata per…per cosa? Per il nulla o meglio, per il ritorno al passato.
Sono solo opinioni senza capo né coda, le mie, e prendetele come uno sfogo. Ho solo paura che tutti i sacrifici alla fine siano stati inutili. E che poi, quando sarà ormai tardi, qualcuno dirà: “eh…si andava meglio quando si andava peggio…”

Ok, resta il salvagente BCE, lo scudo anti spread con l’accoppiata ESM+OMT che lavorerà per noi e salverà capre e cavoli. Peccato che in pochi sanno quali saranno le condizioni per poterne beneficiare (sapete cos’è il MoU, ovvero il Memorandum of Understatement?)

Se volete provare a capirci qualcosa, buttate un occhio ad altri scenari di austerity ben peggiori del nostro, che possono servirci come esempio. Un nome su tutti? Atene.

STAY TUNED!

DT

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  4. TED SPREAD e ITRAXX: rischio default ai massimi.
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Commenti (n° 5)Commenta

  1. Salve,
    ieri ho fatto questa riflessione: dopo la nomina di un dirigente GoldMan&Sachs a presidente della Banca di Inghilterra, la conquista dell’Europa da parte della nota banca americana può dirsi completa.

    Attualmente l’unico paese che è riuscito a liberarsi dal tirocinio di un Gold-Man è proprio l’Italia, con le dimissioni di Monti e questo è un fatto degno di menzione.

    A questo punto è evidente che siamo in guerra, l’Italia da oggi è un paese sotto assedio e quindi ci si deve comportare di conseguenza prendendo atto che in guerra si possono avere perdite pesantissime.

    Non mi importa se lo spread va a 1000% o andiamo in Default, ormai è guerra, con il vantaggio che i nostri avversari dipendono dalla nostra sorte. Avanti così

  2. se prevale il buon senso, possiamo dare al Berlusca la possibilità di racimolare, fra scontenti di Monti e nostalgici del Pdl un max del 20%. E’comunque una mossa astuta (tipica di quel figlio di buona donna che è, senza voler offendere sua madre) perchè il Pdl non ha personaggi di sufficiente statura, mentre lui, nonostante l’altezza fisica, ha ancora la possibilità di “affascinare” una discreta parte dell’elettorato.
    Sono anche convinto che le diatribe e le polemiche televisive che precederanno le elezioni stancheranno a tal punto gli italiani, dando ancora più forza al movimento di Grillo, mentre gli ondeggiamenti all’interno del PD non aiuteranno certo i risultati di tale indefinita unione politica, che, ricordiamolo, è spinta da Vendola, Camusso, etc ad addossare nuove tasse ai redditi più alti (cosa che generalmente piace poco alla maggior parte della popolazione, come è stato dimostrato con il governo Monti).
    E’, quindi, probabile una situazione di equilibrio instabile che potrebbe portare, magari non subito dopo le elezioni, ma dopo breve lasso di tempo….ad un nuovo governo tecnico.
    Come diceva un illustre drammaturgo: Tanto rumore per nulla!!!!

  3. Si, però nel frattempo si va sulle montagne russe…

  4. gonzalo@finanza,
    Concordo, è semplicemente la realtà dei fatti. Il vero problema è che siamo senza sovranità e con i generali che giocano per l’altra parte. Il nostro sistema produttivo è stato demolito dall’euro che ha salvaguardato la sopravvivenza e l’allargamento dell’oligarchia non facendo riforme reali. Oggi il risultato di qualsiasi riforma imposta dall’interesse di altri è un trasferimento di redditi e capitali fuori dal nostro sistema produttivo. Prima sarebbe stato fatto nell’interesse della nostra comunità nazionale. Gli altri, banalmente, continuano a guadagnarci sopra.