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Competitività e austerity fine a se stessa

Scritto il alle 15:04 da Danilo DT

Lo scorso anno, come è noto, grazie al discorso di Mario Draghi, alla costituzione dlel’OMT e a quel famoso “whatever it takes…” abbiamo assistito ad un abbattimento delle tensioni nei mercati finanziari per quanto riguarda i debiti sovrani. Tuttavia, questo scenario di positività e di fiducia non è stato associato ad un ritorno alla crescita economica complessiva in tutta l’Eurozona. che invece resta debole, irregolare e relativa a livello geografico.

Non basta Draghi, occorrono riforme a livello innanzitutto nazionale. I vari governi devono fare la loro parte. A rimetterci ovviamente la competitvità economica degli stati. E noi in Italia ne sappiamo qualcosa. E poi… ci vuole una vera Unione Europea.

Il WEF (World Economic Forum) ha “tradotto” in grafico questa forma di competitività che è calata soprattutto nei paesi più “deboli”

Ma quanto pesa un’austerity fine a se stessa in questo grafico? Inoltre è chiaro che le divergenze tra “nord” e “sud” UE si stanno ampliando. E se non si fa nulla a livello comunitario, non esiste alternativa. Queste divergenze continueranno ad aumentare. Soprattutto se l’austerity proseguirà senza un impegno a livello comunitari a voler fare qualcosa di veramente costruttivo, a partire…dall’unione bancaria tanto per cominciare, e poi una migliore trasparenza, un insieme di regole che siano UGUALI per tutti i paesi membri, più mille altre cose. Ma se non si incomincia da subito, sarà sempre peggio. E questo grafico ci illustra,  meglio, proietta il futuro dell’Italia. NO comment.

Ci vorrà il massimo impegno dell’Italia, della politica italiana e degli Italiani ma anche un forte e rinnovato appoggio comunitario. Guardate qui sotto e capirete.

STAY TUNED!

Danilo DT

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Competitività e austerity fine a se stessa, 10.0 out of 10 based on 1 rating
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idleproc

Credo che in questo articolo sia spiegato abbastanza bene che cosa stanno combinando:

http://www.zerohedge.com/contributed/2013-11-28/default-deflation-and-picture-financial-repression

Stanno semplicemente socializzando tutti i bidoni della finanza creativa e del credito sul nulla di decenni.
Stanno salvando la cassa dei grandi global players e stanno salvandosi anche dalle implicazioni sociali e di caduta di un sistema di poteri che deriverebbero ad es. dal crollo delle finanziarie che hanno gestito i fondi pensione, assicurazioni e altro nella bisca globale.
Solo se perderanno il “controllo” assisteremo ad altri crolli come quello del 2007-8 che non è arrivato fino a dove doveva arrivare con fallimenti a catena delle cosiddette “banche sistemiche” e con la cancellazione di mercato di tutta la spazzatura creata, derivati compresi.
Per cui l’esproprio continuerà e l’economia reale verrà privata dei capitali pubblici e privati anche di riserva che le servirebbero per ristrutturarsi e innescare nuovi motori dello sviluppo.
Sulla base delle mie conoscenze personali, oggi e da anni non conviene investire nell’economia reale, nella produzione e altro ma in finanza.
La cosa è aberrante, vedremo fino a quanto dura.

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Scritto il 29 novembre 2013 at 22:40
idleproc

PS. Scusa DT ma non vedo a cosa serva aumentare la “competitività” se per “competitività” non si intende comprimere ancora di più i redditi, automatizzare ed espellere forza lavoro.
Se uno aumenta la competitività è per produrre ancora di più o a costi inferiori verso un mercato che si sta restringendo, può solo vincere su altri con l’automazione e/o cinesizzando o peggio il lavoro.
C’è un colossale problema di redistribuzione dei redditi e dei capitali dai grandi players globali verso le economie reali nazionali.
Esattamente l’opposto di quanto sta accadendo.

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Scritto il 29 novembre 2013 at 22:49

La competitività la puoi avere anche con dei costi inferiori. Iniziamo a segare un po’ il cuneo fiscale. Diamo la possibilità alle imprese di investire, rendiamo più appetibile il ns paese anche alle multinazionali, che vengano anche a produrre da noi anziche dai vicini di casa.
Si possono fare 1000 cose ma…non si fa nulla…

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Scritto il 30 novembre 2013 at 11:13
idleproc

Sulle multinazionali non concordo, sul resto sì.
La multinazionali se non hai il controllo sulla circolazione dei capitali e sui mercati, operano come fanno tutti gli oligopoli.
Conquistano il mercato comprando aziende (anche banche) per quattro soldi, aziende non decotte ma in condizione di crisi finanziaria per scelte di politica generale, si impadroniscono del mercato, trasferiscono il know-how dove meglio credono, come la produzione e fanno accordi di cartello per garantirsi profitti e \sovraprofitti, devastano e condizionanano col ricatto la filiera produttiva locale, si fanno dare “agevolazioni” con operazioni lobbystiche sottraendo capitali pubblici e risorse locali alla produzione locale. Sostanzialmente sono macchine finanziarie parassitarie.
Non sono mai un affare le multinazionali se non hai un governo e uno stato nazionale come ha la Cina o la Russia.
L’affare lo fanno loro.

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Scritto il 30 novembre 2013 at 12:13
gainhunter

idleproc@finanza: Non sono mai un affare le multinazionali se non hai un governo e uno stato nazionale come ha la Cina o la Russia.

Questa frase è da incorniciare. :-)
Secondo me hai centrato il nocciolo del problema. Molti si illudono che un cambio di governo possa magicamente sistemare tutto e che tutti i problemi vengano dalla politica (che ci mette sicuramente del suo e non fa neanche quello che è in suo potere per difendere l’economia nazionale), ma secondo me il problema è molto più complesso e la forza d’azione dei governi nazionali liberisti, in particolare quelli europei che hanno devoluto buona parte del potere all’oligarchia europea, è piuttosto ridotta, non solo per questioni burocratiche/legislative ma soprattutto per le implicazioni economiche e diplomatiche di certe azioni.

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Scritto il 2 dicembre 2013 at 08:02
paolo41

gainhunter,

..ti ricordi un paio di post che ho scritto sul “capitalismo di Stato”……

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Scritto il 2 dicembre 2013 at 10:57
kry

idleproc@finanza,

gainhunter,

paolo41,

Non è da molto che scrivo che dietro la favola GLOBALIZZAZIONE si nasconde il mostro del nuovo regime MULTINAZIONALISMO. Le multinazionali vanno dove le porta il profitto ovvero negli stati che maggiormente le favoriscono. Avete mai per caso letto uno scontrino rilasciato da una multinazionale? ( leroy marlene, auchan o metro)

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Scritto il 2 dicembre 2013 at 11:26
gainhunter

paolo41,

Sì, mi ricordo.

kry@finanza,

Sono curioso, cosa c’è scritto? (evito di comprare da loro, preferisco i negozi e i “piccoli” supermarket locali)

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Scritto il 2 dicembre 2013 at 20:32
kry

gainhunter,

Scontrino non fiscale ai sensi art 1 comma 429 legge 311/2004. Non sono mai andato a leggere la legge ma m’infastidisce parecchio vedere scritto scontrino non fiscale anche se intuisco che dietro ci sta un accordo forfettario appunto l’affare lo fa la multinazionale.

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Scritto il 2 dicembre 2013 at 21:41
gainhunter

kry@finanza,

http://www.parlamento.it/parlam/leggi/04311l.htm

Non è fiscale perchè trasmettono i corrispettivi per via telematica. Niente di anomalo. ;-)
Ciò non toglie che le multinazionali facciano altro, legalmente o meno, per pagare meno tasse, ridurre i costi e fare lobbying sui parlamenti.

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Scritto il 2 dicembre 2013 at 22:40
kry

gainhunter,

Grazie, quando si tratta di multinazionali mi fido gran poco. Ciao.

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Scritto il 2 dicembre 2013 at 22:56
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