COLPO DI SCENA: Volkswagen ha sbagliato ma con la complicità di Berlino e Bruxelles

Scritto il alle 22:57 da Danilo DT

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Lo scandalo Volkswagen sembrava limitato tra le mura del management di Wolfsburg. Invece gli ultimi documenti, che hanno del clamoroso, mettono a nudo la verità che non ti aspetti.
Andiamo con ordine.

La più grande azienda tedesca, che fattura 200 miliardi di euro e dà lavoro a 600 mila dipendenti in tutto il mondo, è accusata di aver deliberatamente progettato alcune vetture per aggirare le normative antinquinamento sui motori diesel per poi venderle sul mercato nord americano. Insomma una frode bella e buona che, tra le altre cose, è anche nociva alla salute delle persone. Di qui poi scatta una seconda indagine, con al centro la violazione delle norme anti smog.

Per farla breve, i tecnici della casa di Wolfsburg avrebbero progettato un software della centralina del propulsore che in condizione di utilizzo normale eludeva i limiti di emissioni che tornavano operativi durante le procedure di omologazione o di controllo. Una pensata che nemmeno la fantasia degli italiani avevano ideato e che invece è figlio dell’inappuntabile, indiscutibile ed incorruttibile tessuto industriale tedesco.
Un danno violentissimo quindi all’immagine dell’intera Germania.

Le vetture incriminate sono 11 milioni, ed è la stessa Volkswagen ad ammetterlo, la quale accantona in fretta e furia 6.5 miliardi di Euro per eventualmente pagare delle salatissime multe che potrebbero derivare da questa vicenda (che secondo altre fonti potrebbero anche raggiungere i 18 miliardi di Euro.)

Tutto chiaro quindi? All’apparenza si. La casa tedesca, che tra l’altro comanda anche altri marchi come Audi e Porsche, ha sbagliato. E dovrà pagare. Un danno reputazionale che di certo coglie tutti impreparati.

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Ma attenzione. La storia non è affatto finita qui.

Infatti il danno reputazionale rischia di essere mostruosamente più grave perché, a quanto sembra, la VW ha sbagliato, certo, ma sia il governo tedesco che l’Unione Europea erano al corrente di questa truffa montata per penetrare il mercato americano.
Leggete qui sotto.

Lo scandalo della manipolazione dei dati sulle emissioni dei motori diesel da parte di Volkswagen diventa un caso politico. Perché il governo tedesco sapeva della truffa. A sostenerlo è l’edizione online di Die Welt, secondo cui “la tecnica della manipolazione dei motori è nota da tempo a Berlino e Bruxelles”. Lo dimostra, secondo il quotidiano conservatore, un documento del ministero dei Trasporti presentato in risposta a un’interrogazione dei Verdi in materia, che risale al 28 luglio scorso. Il ministero tedesco avrebbe ammesso di essere a conoscenza del software incriminato e avrebbe tirato in ballo anche la Commissione europea. Anche se nella risposta non compare alcun riferimento a specifiche case auto o modelli, la rivelazione del quotidiano se confermata cambierebbe completamente le carte in tavola. (Source) 

Nella mia mente mi vengono 1000 ragionamenti. Se veramente arrivasse la conferma a questa notizia che, ne sono certo, si farà il possibile per insabbiarla, porterebbe un danno reputazionale alla Germania grandissimo (e a quel punto, cara UE, fermati un attimo a riflettere) e ancor peggio, renderebbe complice della truffa Berlino, appunto, ma anche Bruxelles.
Si pensava di aver scoperchiato una pentola con dentro un minestrone MOLTO bollente. Ma il rischio è che si sia innescato un vero ordigno.

Riproduzione riservata

STAY TUNED!

Danilo DT

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4 commenti Commenta
paolo41
Scritto il 23 settembre 2015 at 10:36

è un “mondo” strano quello delle omologazioni delle emissioni delle vetture: più severo è più organizzato quello dell’EPA USA (ai miei tempi erano ancora più severi gli standars richiesti dalla California), meno severo, sia come limiti di emissione dei gas nocivi sia come controlli, quello europeo.
Indipendentemente da chi ha sollevato lo scandalo ( si parla di una spiata), resta il fatto che la frittata si spargerà a vista d’olio per il fatto che la motorizzazione oggetto dello scandalo è montato anche su altre marche del gruppo VW (Audi, Seat in primis); inoltre è più che plausibile il dubbio che il device elettronico “pilotato” sia applicato nel controllo motore anche di altre motorizzazioni e di altre marche tipo quelle montate sulle grosse Audi e sulle Porsche (più grosse sono le motorizzazioni più elevate sono le emissioni di base).
Inoltre tali applicazioni non sono prodotte direttamente da VW ma da illustri fornitori ( uno pensa subito a Bosch o Siemens) che sono gli stessi fornitori delle altre marche tedesche e della stragrande parte delle marche europee. Voglio dire se pensano di allargare l’indagine non credo che nella rete rimanga solo la VW e, in tal caso, la criticità si potrebbe estendere a buona parte delle esportazioni auto europee.
Infine non sono da escludere pesanti “class actions”, specialmente in USA, a maggior ragione se l’EPA decidesse di fermare le vetture ritenute irregolari.
Penso che ne vedremo ancora delle belle……

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Scritto il 23 settembre 2015 at 16:56

Volkswagen: Berlino nega coinvolgimento, il numero uno Winterkorn traballa

MILANO – Resta altissima la temperatura intorno a Volkswagen, la casa di auto tedesca al centro dello scandalo legato alla falsificazione dei test sulle emissioni. Berlino nega di essere stata a conoscenza di violazioni delle norme, mentre tutto il mondo continua ad esprimere preoccupazione per l’accaduto e promette di prendere le dovute contromisure. In casa, il gruppo auto pensa a come affrontare la situazione, che potrebbe portare all’uscita del ceo e plenipotenziario Martin Winterkorn.

L’azione recupera. Il titolo Volkswagen resta l’osservato speciale della Borsa di Francoforte: all’avvio delle contrattazioni i titoli ordinari della casa di Wolfsburg sono scesi in area 105 euro, ma poi si sono risollevati e trattano in rialzo: provano a invertire il trend che ha abbattuto il valore dell’azione Vw nei due giorni di contrattazioni a seguito delle ammissioni sui test truccati negli Usa. Due sedute di passione, lunedì e martedì, che hanno fatto bruciare ai titoli dell’alfiere del Made in Germany quasi 25 miliardi di capitalizzazione alcolosso che possiede anche Audi, Skoda e Porsche. A pesare sono i possibili impatti d’immagine, che bloccheranno la corsa verso la leadership mondiale delle auto a danno di Toyota, e gli effetti economici: si temono sanzioni fino a 18 miliardi solo negli Usa, ne sono stati accantonati per ora 6,5 per far fronte alle prime esigenze. Anche per questo, l’agenzia Fitch ha messo il rating di Volkswagen sotto osservazione con implicazioni negative.Come accaduto per il titolo Vw, perèò, anche gli altri protagonisti del settore – si pensi alla tedesca Daimler o a Fca in Italia – vivono un’apertura difficile e poi rimbalzano.

Il ceo in bilico. Intanto si ampliano i dubbi sulla posizione della casa guidata (non si sa ancora per quanto) da Winterkorn. Innanzitutto, la stessa Vw ha parlato di 11 milioni di auto ‘truccate’ per bluffare ai test sulle emissioni e far figurare, grazie alla sofisticata centralina, prestazioni di gran lunga migliori rispetto a quelle effettivamente messe in strada. Se negli Usa l’agenzia Epa ha parlato di circa 500mila auto coinvolte, e la matematica non è un’opinione, significa che c’è una buona fetta di vetture in giro per il mondo da verificare. E proprio in Europa si ha l’affezione maggiore dei clienti verso il diesel, motivo per cui il Vecchio continente rischia di rappresentare un gran problema per Volkswagen.

Proprio il ruolo di Winterkorn, che nella scorsa primavera aveva vinto la battaglia per il dominio sull’impero Vw con Ferdinand Piech, è ora al centro dell’attenzione: il manager in sella alla casa tedesca dal 2007 è il responsabile del prodotto e il Consiglio di Sorveglianza di Wolfsburg punta in queste ore ad appurare di cosa fosse effettivamente a conoscenza. Sono tre, nelle ricostruzioni di Bloomberg, le persone chiave per il suo futuro: Wolfgang Porsche, che guida la famiglia con il maggior numero di diritti di voto in Volkswagen; Bernd Osterloh, il potente capo del sindacato; Stephan Weil, governatore della Bassa Sassonia e forte di un diritto di veto all’interno della compagnia. Nelle febbrili ore di consultazioni che seguiranno tra qui e venerdì gireranno anche i nomi di possibili successori: già si parla di Matthias Mueller, il numero uno della Porsche che ha il sostegno della famiglia.

Le reazioni politiche. Fuori dalla casa tedesca, continuano le discussioni sul tema. “E’ un quadro di grande gravità e preoccupazione, i ministri Galletti e Del Rio, competenti sulla materia, hanno già chiesto informazioni alle aziende” sulle possibili ripercussioni e ‘contagi’ “sul mercato italiano”, spiega il ministro dello Sviluppo economico italiano, Federica Guidi. Sempre in Italia, il leader di Confindustria, Giorgio Squinzi, teme per il contraccolpo nella filiera, mentre il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, garantisce che verrà fatto tutto quel che serve per tutelare la salute. Mentre l’Acea, l’associazione dei costruttori europei, riconosce la “gravità della situazione” e tranquillizza dicendo che “non ci sono evidenze che sia un problema di settore”, almeno 25 class action sono partite negli Usa da parte dei consumatori.

Da Berlino, il Ministero dei Trasporti precisa che non era “a conoscenza dell’utilizzo di una tecnologia sui controlli delle emissioni”, rispondendo a quanto scritto da Die Welt, sulla base di una risposta del dicastero ad un’interrogazione dei Verdi del 28 luglio scorso, da cui trapelava che il Ministero aveva avviato “il lavoro sull’ulteriore sviluppo del quadro normativo comunitario”, con l’obiettivo di ridurre “le reali emissioni” dei veicoli. Per il ministro Dobrindt Alexander sono “accuse false e inopportune”. Il Guardian sostiene – estendendo i calcoli dell’Epa sugli 11 milioni di veicoli ‘truccati’ – che aver barato i test sulle emissioni potrebbe aver reso Vw responsabile di emissioni stimate tra le 230mila e le 950mila tonnellate di ossidi di azoto all’anno. Da Bruxelles, intanto, si incoraggiano “tutti gli Stati membri a compiere le necessarie indagini e a riferire alla Commissione Ue”, che “discuterà con loro come coordinarle al meglio e faciliterà lo scambio di informazioni”, dice la portavoce dell’esecutivo comunitario al mercato interno Lucia Caudet: “Accogliamo con favore le indagini avviate in Germania, Francia e Italia”.

http://www.repubblica.it/economia/finanza/2015/09/23/news/volkswagen_non_si_arresta_l_emorragia_in_borsa-123480169/

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gainhunter
Scritto il 23 settembre 2015 at 18:44

paolo41: Voglio dire se pensano di allargare l’indagine non credo che nella rete rimanga solo la VW e, in tal caso, la criticità si potrebbe estendere a buona parte delle esportazioni auto europee.

In merito a questo, segnalo questo articolo che spiega più in dettaglio la questione:
http://www.bloomberg.com/news/articles/2015-09-19/volkswagen-emissions-cheating-found-by-curious-clean-air-group

In pratica, il software alterava le regolazioni della centralina per ridurre le emissioni se si verificavano diverse condizioni, tra cui auto non in movimento e presenza della sonda per il rilevamento delle emissioni.
Siccome qualcuno si è accorto di forti divergenze tra le emissioni dello stesso motore in USA e EU, hanno svolto un test su strada (sonda presente ma auto in movimento), durante il quale il software non ha alterato le emissioni, che sono risultate essere da 5 a 35 volte superiori a quelle rilevate al banco.
Il test su strada è stato svolto su una Jetta (Golf 3 volumi), una Passat e una BMW X5. Le emissioni della BMW X5 sono risultate in linea con quelle al banco, le 2 VW no: v. http://www.theicct.org/news/epas-notice-violation-clean-air-act-volkswagen-press-statement

C’è da evidenziare che la VW aveva una grande motivazione per fare una cosa del genere: era in prima posizione per prendersi delle buone quote del mercato USA qualora il diesel fosse risultato “sporco” nella stessa misura o meno del benzina.
Sono le grandi ambizioni che portano a queste cose, e qui abbiamo la prova che la presunta maggiore etica tedesca è una balla colossale: se c’è da corrompere corrompono (v. indagini in merito sempre alle leggi ambientali in Germania), se c’è da truffare truffano. Altro che i tedeschi rispettano le regole!

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gainhunter
Scritto il 23 settembre 2015 at 18:58

Aggiungo che la VW ha confessato solamente nel momento in cui la EPA ha minacciato di non approvare i motori del 2016 se non fossero arrivati chiarimenti in merito all’indagine in corso.
Non oso immaginare i commenti e le ilarità se una cosa del genere l’avesse fatta la Fiat! Il comportamento della VW non dovrebbe essere lo specchio della società tedesca? Per me no, ma molti per l’Italia ragionano così.

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