CESI: oltre al protezionismo si nota qualche problema in EUROPA

Scritto il alle 14:43 da Danilo DT

In questi giorni l’attenzione degli operatori è tutta concentrata sulla vicenda dei dazi doganali e del neo protezionismo indetto dal presidente USA Donald Trump.
Nel frattempo però il mondo “va avanti” e altri dati vengono un po’ tralasciati. Le nostre vicende politiche, al momento, sono messe in “stand by” in attesa di maggior chiarezza, intanto però è chiaro che il mercato non pondera la questione politica italiana come “pericolosa”.
Invece quello che è già attuale e non viene considerato è il CESI.
Come ben sapete, il CESI è l’acronimo di Citigroup Economic Surprise Index. E’ un indice che calcola lo scostamento tra i dati macro usciti e le relative attese. Un CESI in discesa non è un bel segno, e peggio ancora quando lo stesso CESI diventa negativo.
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In ambito EUROPA, il CESI ha registrato in queste ultime settimane una performance decisamente negativa.
Eccovi il grafico aggiornato.

CESI EUROPE

E qui sotto invece trovate il CESI di Europa, USA e Giappone.

Come potete vedere, il CESI Europe ci segnala una situazione economica in Europa che è ben peggiore delle attese. Ed è una situazione che però non accomuna tutte le aree geografiche. Infatti quello del Giappone è anche negativo ma con una tendenza meno “aggressiva” mentre il CESI USA continua non solo positivi ma sempre costantemente tonici.

Un segnale che forse qualcosa non va come previsto in Europa. Ma non mi risulta che ci siano particolari preoccupazioni da parte del mercato. Quindi….tutto bene?

STAY TUNED!

Danilo DT

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3 commenti Commenta
john_ludd
Scritto il 5 aprile 2018 at 15:08

La crescita in Europa è già oltre il picco congiunturale. Per l’Italia basta chiedere e a un ventaglio abbastanza ampio di persone che operano come agenti commerciali di grandi aziende che operano nella fornitura di finiti, semi finiti, macchinari etc… per l’industria. Non c’è aria di crescita negativa ma la situazione è assai meno brillante dello scorso anno quando le aziende hanno goduto di benefici fiscali una tantum per gli investimenti. Sono questi a guidare l’economia, i consumi vengono dopo ma da 50 anni le principali economie occidentali con esclusione della Germania dove i consumi sono repressi, incentivano i consumi a debito attraverso la fiscalità favorevole e penalizzano gli investimenti a lunga scadenza per la stessa ragione (e per altre, ma stiamo sul semplice). Considerando il tracollo demografico e dell’accesso all’energia fossile a basso costo l’unica politica assennata con qualche possibilità di successo è un massivo piano di investimenti per l’uscita nell’arco di 30-40 anni dall’era dell’energia fossile. Siamo lontanissimi (per un fattore tra 5 e 10) e il tempo passa inesorabile.

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Scritto il 5 aprile 2018 at 15:10

ALLEGRIA… Ma condivido in toto

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john_ludd
Scritto il 5 aprile 2018 at 15:26

Da­ni­lo DT,

Recentemente mi è capitato di leggere qualche frammento di un congresso accademico sul tema energia e sostenibilità tenuto in Francia. Sono piccoli gruppi di ricercatori che si incontrano qua e là. Curioso che buona parte dei partecipanti erano cinesi. Siamo totalmente drogati da una campagna mediatica tesa a fabbricare (con enorme successo) una massa di idioti indirizzando la loro attenzione alla cattiveria dei russi, alla crudeltà dei cinesi, a quanto sono avanzate le nostre mirabolanti tecnologie,a quanto il nostro sistema democratico (SOB !) è superiore a quelle crudeli dittature mentre da noi la libertà di informazione è suprema. Per questo e altri motivi stiamo perdendo e perderemo. Alla grande. Perché siamo una massa di vecchi idioti mentre i giovani oltre a essere molto pochi e rimbecilliti da Marck Zuckerberg e affini lo sono ancora di più.

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