BUY a Wall Street: ma a comprare non sono gli istituzionali (mani forti)

Scritto il alle 09:31 da Danilo DT

strategie-mercato-buy-sell

Abbiamo parlato più volte delle cosiddette “rotazioni di portafoglio” e di quei flussi finanziari che partivano dal mondo obbligazionario e finivano in quello azionario.
Un cambiamento repentino di trend che ha sicuramente contribuito ad incrementare le quotazioni a Wall Street. Sono stati, come segnalato da ZeroHedge, proprio gli ETF, un prodotto tipicamente retail, i veri protagonisti del mercato, con un aumento impressionante dei volumi sugli stessi.

Se mi è permesso però, vorrei anche fare una precisazione. Gli ETF nascono come strumento retail per poi diventare anche un prodotto ampiamente utilizzato anche dagli istituzionali che utilizzano questi prodotti per inserirli direttamente nei fondi e nelle SICAV. Alla faccia della gestione attiva.

A parte questa parentesi molto personale che ci tenevo a fare, eccovi il grafico che testimonia come gli ETF si sono mossi ultimamente dal punto di vista volumetrico.

etf-mercato-usa-2017

La cosa curiosa però è che gli istituzionali si sono mossi completamente controtendenza. Mentre il retail compra a “man bassa”, le cosiddette “mani forti” si muovono in decisa controtendenza, arrivando addirittura a volumi di exit flow da record.

(…) As BofA’s Jill Hall adds, “this was the largest net sale since two weeks prior to the Brexit vote in early June.” She further notes that clients sold both single stocks and ETFs (first ETF sales since mid-September 2016). Net sales were led by institutional clients, whose sales were the largest of any week since mid-Sept. 2015, and private clients were also net sellers for the first time in seven weeks…. Clients sold stocks across size segments, with small caps—where we recently turned bearish—seeing net sales for the first time in four weeks.(…) (ZH)

YTD flows bofa inst chart

Ovviamente questo non va a certificare la fragilità del mercato, ma di certo è un interessante indizio che deve far pensare, quantomeno coloro che sono in una posizione di sovrappeso sul mercato USA azionario (e forse sull’azionario in generale).

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4 commenti Commenta
john_ludd
Scritto il 3 maggio 2017 at 10:21

che fa poi il paio con questo:

https://www.thefelderreport.com/2017/04/28/why-have-bankers-become-so-bearish/

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Lukas
Scritto il 3 maggio 2017 at 11:21

Amichevolmente devo dire che non sono d’accordo con la vision dell’amico Danilo.
Come già evidenziato nei miei post allo stato mancano le condizioni macro per uno storno significativo dell’equity. Permangono infatti i fattori che assicurano un incremento degli utili aziendali :
1) basso costo delle materie prime ( petrolio in primis )
2) basso costo del capitale ( interessi quasi ai minimi storici )
3) contenuta dinamica salariale
Tutti fattori che impattano positivamente sul lato destro del conto economico delle imprese.
A livello di sentiment, poi, non si intravvede alcun segno di esuberanza, anzi tutt’altro…. e ciò costituisce un’ulteriore garanzia per la corsa dell’equity.
In ogni caso diverse visioni del mercato sono del tutto lecite e normali……anzi costituiscono esse stesse il mercato !!!

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reragno
Scritto il 3 maggio 2017 at 13:21

Mi aspettavo proprio il commento di Lukas

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john_ludd
Scritto il 3 maggio 2017 at 16:53

Lukas,

il basso costo delle materie prime implica bassi ricavi e/o perdite ingenti (invece che guadagni) per il settore energia, minerario, agricolo nonché per i paesi che dipendono da essi e che poi userebbero tali ricavi per acquistare beni trasformati dai paesi evoluti. Dunque l’argomento si presta anche a una lettura opposta, quindi è quanto meno improprio inserirlo tra i punti di forza. Lo sarebbe se tu scrivessi del potere di acquisto del cittadino mediano nei paesi evoluti i quali nella grande maggioranza dei casi beneficiano dal basso costo delle materie prime potendo spendere di più per altri consumi. Eppure è proprio dai consumi che arrivano le notizie peggiori piuttosto che dagli investimenti (i quali peraltro formano solo il 28% del GDP). In realtà e lo sai bene gli utili aziendali, decurtatati dall’effetto buyback non forniscono evidenza di alcun trend in salita da anni e lo scrive pure Yardeni che non è certo un permabear. La borsa vive di aspettative di ulteriori buyback legati al rimpatrio del tesoretto di Apple e sorelle il quale non avverrà a tempi brevi sempre che poi avvenga davvero nelle modalità e quantità che si ama immaginare. La realtà è che c’è la percezione unanime che in ogni caso le cose andranno bene per le borse quanto basta (cioè per scendere tutti contemporaneamente quando mai dovesse calare avvertendo tutti con ampio anticipo) e questo è quanto, discorsi macro economici a supporto sono fantasie.

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