#BREXIT: ora i mercati se ne rendono conto del rischio frammentazione UE?

Scritto il alle 11:20 da Danilo DT

brexit-noeuro

Ne abbiamo cominciato a parlare da diversi mesi. Il rischio Brexit non è da sottovalutare, per infiniti motivi, di cui ho parlato nelle scorse settimane.
Il 23 giugno si avvicina, e malgrado l’elezione a Londra di un sindaco musulmano e certo non indigeno, il fronte a favore dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea si fa sempre più concreto.
E adesso anche i mercati se ne rendono conto, anche perché le banche centrali lanciano chiari segnali di preoccupazione, dicendo di “prepararsi” all’evento.
Ma cari signori, se arriva la Brexit, non sarà facile da gestire soprattutto a livello emotivo, per i mercati finanziari.
Le aziende inglesi non sono assolutamente pronte all’evento, il FMI ha lanciato chiari moniti sul rischio Brexit (PIL UK a -9.9%) ma gli inglesi stanno andando verso un “voto di pancia” che mette a rischio anche le logiche economiche.
Questo l’aggiornamento a stamattina.
Aumenta il numero di indecisi, chi vuole abbandonare e chi vuole rimanere sono appaiati.

BREXIT: il grafico dei sondaggi

brexit-sondaggio-giugno-2016

Ma in realtà questo è solo uno dei vari sondaggi presenti sulla piazza. Stando all’ultima rilevazione di YouGov di ITV, colo che vogliono abbandonare l’Unione Europea e quindi favorevoli al Brexit sarebbero al 45%, davanti al 41% degli Europeisti. Pochi giorni fa era stato un altro sondaggio, stavolta pubblicato dal quotidiano progressista The Guardian, che avrebbe confermato proprio questa tendenza.
La prima a pagarne le conseguenze è la valuta inglese, la Sterlina che subito si indebolisce contro tutti. Qui la vedete contro Euro

Grafico EURGBP intraday

eurgbp-intraday

Grafico EURGBP daily

eurgbp-chart

Come vedete spazio nel breve ce n’è ancora. Ma qui si parla di speculazione “pre” Brexit. Se poi il referendum porterà all’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea ci saranno ben altri problemi.
Per carità, il giorno successivo cambierà nulla, ma solo all’apparenza, perché i mercati si muoveranno subito a raffica. Ed ecco servito quell’elemento di disturbo teoricamente imprevisto che fa saltare i nervi alle stesse banche centrali (che si preparano…ma non potranno certo gestire le emozioni dei mercati facilmente) e anche agli operatori, con conseguente decollo della volatilità.
Quale scusa migliore per far sgonfiare un po’ di bolle sparse qua e là? E inoltre, l’eventuale Brexit rappresenta un rischio sistemico perchò aprirebbe quella “breccia” che potrebbe poi essere sfruttata da altre nazioni. In altri termini, si è fatto il possibile per tenere in piedi l’Unione Europea e l’Eurozona. Ma come è noto, ci sono falle dappertutto che sono state “rattoppate” in qualche modo.

Una Brexit rappresenterebbe una falla non sanabile, da cui potrebbero passare “tante altre storie”. Il vero rischio quindi non è l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Si, vero, rischio importante e difficile da gestire. Bisogna temere invece gli effetti politici che queste scenario genererebbe. Si parte dal rischio sempre inglese di una Scozia che, non sto scherzando, potrebbe chiedere addirittura di aderire all’Euro, ma poi molti paesi sarebbero dell’idea di seguire il modello inglese. Pensate all’Austria, all’Olanda o ad altre realtà che proprio in queste settimane hanno manifestato un distacco sempre più netto con Bruxelles ( e non solo per la gestione dell’immigrazione).

Pensate che sto esagerando? Se siete inguaribili Euro-ottimisti forse si. In tal caso, vi chiedo anche un vostro punto di vista (da scrivere nei commenti), mantenendo però quel giusto e sano realismo che, spero, continui a contraddistinguere i miei post.

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6 commenti Commenta
zanella51
Scritto il 6 giugno 2016 at 11:51

non sono un euroentusiasta tuttaltro ma penso che il brexit non ci sarà perchè faranno di tutto per contrastarlo.
le elezioni austriache sono li a dimostrazione. hanno truccato le elezion i con i voti per posta, troveranno qualcosa pur di fermare ancora per poco l’inevitabile, e penso ci riusciranno. politicamente non se lo possono permettere perchè altri paesi soprattutto quelli dell’est in pochissimo tempo si staccherebbero dall’unione. comunque staremo a vedere i sondaggi sono fatti apposta per indirizzare la gente non certamente per far conoscere la realtà

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    Scritto il 6 giugno 2016 at 12:17

    Sono d’accordo con te, mi aspett infatti in procinto della votazione una violenat accelerazione sul fronte psicologico per convincere gli indecisi a propendere per il NO

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paolo41
Scritto il 6 giugno 2016 at 14:39

…e la Nato sta spingendo la Germania a finanziare gli armamenti….. e la Russia sta muovendo le sue pedine…..

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albertopletti@gmail.com
Scritto il 6 giugno 2016 at 15:45

Ho già detto che l’UE, così com’è, non funziona: ci vuole qualcosa di diverso. E Brexit è un’occasione per velocizzare i cambiamenti. L’esito del referendum è incerto, e le istituzioni tireranno dalla parte del Bremain fino all’ultimo. Cameron ha sbagliato a esporsi sul referundum, cosicchè se avviene brexit lui deve dimettersi (significa che – se ci sono nello UK persone contro il PM in carica, potrebbero votare brexit soltanto per far cadere il PM in carica).

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gainhunter
Scritto il 6 giugno 2016 at 19:20

“Le aziende inglesi non sono assolutamente pronte all’evento”
Perchè? Che impatto può avere sulle imprese?
Quando è entrato in vigore l’euro le imprese per adeguarsi hanno solo dovuto aggiornare il software (se non già predisposto), e basta; se l’UK esce dall’UE cosa cambia per la stragrande maggioranza delle imprese?

Considerazione: già è ridicolo che i mercati condizionino la politica monetaria di una banca centrale, e nel caso specifico condizionano l’aumento di 0.25 punti del tasso di interesse; il fatto che timori di aumento di volatilità sui mercati possano o debbano condizionare la democrazia è non solo inconcepibile, ma neanche pensabile e tantomeno ammissibile. Scherziamo?

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corvaz
Scritto il 7 giugno 2016 at 20:00

Da quello che ho letto molti economisti inglesi non si preoccupano affatto di un’eventuale uscita, dopo un breve rallentamento ci sarà una ripresa. Se Brexit sarà chi viene da fuori deve prendere 35000£ all’anno per rimanere, ma chi è già dentro non verrà cacciato. Londra è una città che attira ricchi da tutto il mondo, tanto è vero che il valore delle case in questi ultimi 7 anni sono saliti del doppio. Vorrebbero evitare la Financial Transaction Tax o la the European insurance regulatory. Il punto principale è che lamentano perdità della propria sovranità: per esempio mentre la Francia ha messo un veto per proteggere la propria agricoltura, Londra ha fallito ha bloccare cambiamenti alle regole dei servizi finanziari. I licenziamenti a raffrica riguarderanno solo le banche mentre con il blocco dell’immigrazione prevedono un aumento dei salari. Ma Brexit o meno qualcosa non va:

“The City seems to be in real economic trouble,” said Douglas McWilliams, president of the Centre for Economics and Business Research (CEBR).
“Banking activity has been pretty flat, stock market turnover is down about a fifth in a year, M&A is a disaster zone. As these activities disappear, measured productivity for the UK will fall”
“It is probably the most miserable time for banks for some time,” added Vicky Pryce, chief economic adviser at the CEBR.

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