Bond paesi emergenti in valuta locale. Massimo spread su quelli in USD.

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Le obbligazioni degli emerging markets hanno vissuto mesi di passione. Ora stanno tornando interessanti anche se la volatilità potrebbe tornare a lievitare.

I flussi finanziari che negli ultimi mesi sono stati protagonisti di una vera e propria migrazione dai mercati emergenti all’Europa soprattutto, hanno creato un vero sconquasso sui mercati soprattutto obbligazionari degli emerging bonds. A patire maggiormente i titoli in valuta locale in quanto hanno subito sia un impatto sulla carta (bond) ma anche sulla valuta. Questi flussi finanziari, come detto in questo post, si sono poi interrotti.
L’Interruzione ha comportato un ritorno progressivo di denaro (e di interesse) sui mercati obbligazionari dei paesi emergenti. I primi ad essere presi in considerazione sono stati i bond emessi dagli EM in valuta forte (USD) mentre quelli in valuta locale sono rimasti un po’ nel dimenticatoio.
Gli investitori hanno preferito accollarsi non due rischi (emittente e valuta) ma, tanto per cominciare, solo il primo dei due.
Oggi però occorre dire una cosa. Il “divario” tra bond emessi in dollari USA e quelli emessi in valuta locale ha raggiunto uno spread (ebbene si, anche qui si parla di spread) che è ai massimi dal 2008. Un differenziale di rendimento che mette senza dubbio nuovamente tra le “Occasioni da sfruttare” (in un mercato ben privo di occasioni) appunto i bond dei paesi emergenti in valuta locale.

Non posso certo negare che questa asset class resta pur sempre molto volatile e quindi non è certo un guadagno assicurato, ma di certo, per chi ha il portafoglio “scarico”, diventa un interessante idea di investimento. E perché no? Con un bel PAC.

STAY TUNED!

Danilo DT

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Commenti (n° 13)Commenta

  1. john_ludd scrive:

    vero DT e basta acquistare un BEI o un World Bank in valuta tipo ZAR o TY. Fiscalmente è un affare, il 12,5% invece che il 26%. Il rischio cambio non è eliminabile ma ci sono cambi che sono finiti veramente in basso e bond che pagano 4 o 5 volte un BTP di pari durata. Se uno oggi ha qualche soldo da rischiare, il rapporto rischio/rendimento mi sembra tra i più favorevoli. Senza esagerare, ma se il 2% del portafoglio rischioso ti rende come il 10% di quello non rischioso un pensierino lo si può fare (e poi davvero non è rischioso un medio periodo italo/spagnolo sotto il 2% maddai !). E i pastrocchi di Super Mario forse non influiranno sensibilmente sul cambio con il dollaro ma su valute più sottili credo proprio di sì !

  2. gilles27 scrive:

    Danilo DT,

    condivido, per chi ha piccoli capitali,
    e non sa su quale titolo, valuta investire, mi permetto di segnalare questo ETF

    Descrizione ISHARES BARCAP EMERG MKT LOCAL GOVT BOND
    Isin IE00B5M4WH52 Cod. alfanum. SEML

    ….oppure anche questo…
    Descrizione LYXOR ETF IBOXX USD LIQUID EMERG MKT SOV
    Isin FR0010967323 Cod. alfanum. EMKTB

    …poi ognuno…. :D :mrgreen: :mrgreen:

  3. john_ludd scrive:

    gilles27@finanza,

    i bond BEI e WB hanno tagli ridicoli, anche 1000 euro e sugli ETF paghi il 26% + costi di gestione che per quanto piccoli sono sempre > 0 ed esiste comunque un rischi controparte. Un bond in valuta di un sovranazionale presenta SOLO il rischio cambio

  4. Questione di diversificazione. io preferisco un buon gestore all’ETF se devo dirla tutta, oppure qualche acquisto obbligazionario oculato come dice john….

  5. gilles27 scrive:

    john_ludd@finanza,

    …caro jhon ludd sei sempre polemico con me. :mrgreen:

    …è vero che le BEI e affini hanno tagli ridicoli, ma se leggi bene, ho scritto per chi ha piccoli capitali, intendo 10.000 euro da destinare ad investimenti in valuta… cosa fa il povero investitorere? 1000 euro per titolo e per valuta? sai quanto prendono le banche di negoziazione per acquisti così piccoli? 0,75%+ 15 euro di spese…. non poco. con un unico o al massimo due etf diversifico… gli etf hanno una commissione di gestione dello 0,30%… meglio dei fondi.
    La fiscalità dell’ETF non è vero che è del 26%, ma dipende dai titoli che hanno in pancia… siccome gli etf da me indicati investono prevalentemente in governativi della White list… i proventi sono tassati al 12,50%. Chiaro è che se ho tagli da 100.000,00 conviene diversificare direttamente sui titoli….
    …comunque ti leggo sempre con interesse perché scrivi cose interessanti. Grazie.

  6. gilles27 scrive:

    john_ludd@finanza,

    ps: gli ETF inoltre non hanno nessun rischio controparte… sono segregati in gestione separata rispetto all’emittente dell’ ETF, quindi l’unico rischio sono i titoli che hanno in pancia… ma se investono in governativi e sovranazionali…. :mrgreen:

  7. gilles27 scrive:

    dal sito di borsa italiana:

    Tassazione Agevolata

    Tutti gli ETF attualmente quotati sul mercato ETFplus di Borsa Italiana sono organismi di investimento collettivo (OICR) di diritto estero armonizzati, ovvero conformi alle direttive comunitarie e collocati in Italia ai sensi dell’art. 10-bis L. 77/1983 (sostituito dall’art. 42 del d. lgs. 58/1998).

    Ad essi si applica il medesimo regime fiscale previsto per la tassazione dei proventi da partecipazione agli OICR di diritto estero armonizzati.

    Il decreto legislativo 44 del 4 marzo 2014 ha modificato il trattamento fiscale di questi strumenti: a partire dal 9 aprile 2014 tutti i proventi (positivi) sono trattati come reddito di capitale mentre tutte le eventuali minusvalenze sono trattate come reddito diverso.
    Sia i proventi positivi che le minusvalenze vengono calcolate sulla differenza tra il prezzo di acquisto ed il prezzo di vendita dell’ETF, indipendentemente dal valore del NAV dell’ETF che non risulta quindi più rilevante ai fini fiscali.
    Nel caso la posizione si sia formata sulla base di molteplici acquisti, il prezzo di acquisto è calcolato come “prezzo medio ponderato per la quantità”, ovvero sulla base dei prezzi di acquisto realizzati sul mercato e ponderati per le quantità.

    I proventi periodici (dividendi) distribuiti dagli ETF costituiscono redditi di capitale e sono quindi accreditati all’investitore al netto della ritenuta d’imposta.

    A partire dal 1° gennaio 2012 (d.l. 138/2011 e coordinata legge di conversione 148/2011) su tutti i redditi di natura finanziaria percepiti da investitori residenti persone fisiche è prevista l’applicazione di un’unica aliquota posta pari al 20%.

    Tale regola generale non si applica però ai redditi derivanti dagli investimenti in titoli pubblici italiani (obbligazioni e altri titoli di cui all’art. 31 DPR 601/1973) ed equiparati e derivanti da titoli pubblici di Stati esteri appartenenti alla cosiddetta White List. Ad essi continua ad applicarsi l’aliquota del 12,5% (ottenuta applicando l’aliquota del 20% a una base imponibile ridotta al 62,5%).

    Vigendo il principio di non penalizzazione degli investimenti indiretti, è previsto che anche gli OICR che investono in tali titoli, e quindi anche gli ETF, possano beneficiare di questo differenziale di aliquota.

    A tal fine il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha stabilito, con decreto attuativo, che l’aliquota del 20% è applicabile nel limite del 62,5% della quota dei proventi riferibile alle obbligazioni e agli altri titoli pubblici. Tale quota è posta pari alla media dell’attivo investita in tali titoli e calcolata utilizzando le informazioni contenute nei due prospetti contabili, semestrali o annuali, più recenti.

    Sul piano pratico il ruolo di sostituto d’imposta nella tassazione degli ETF è posto a carico dell’intermediario sia per l’applicazione della ritenuta sui redditi di capitale sia per l’applicazione dell’imposta sostitutiva sui redditi diversi, qualora il soggetto interessato abbia optato per il regime del risparmio amministrato (Risoluzioni 109/E e 139/E del 2002 dell’Agenzia delle Entrate del Ministero dell’Economia e delle Finanze).

    Parimenti, al fine di rendere più agevole il reperimento delle informazione riguardanti la percentuale media del patrimonio investito nei titoli pubblici a cui applicare l’aliquota ridotta Borsa Italiana ha predisposto una pagina web che raccoglie i riferimenti ai siti degli emittenti di ETF che hanno provveduto al calcolo della stessa per ciascuno strumento quotato.

    Scarica questo documento per approfondire l’impatto della FTT sugli strumenti quotati sul mercato ETFplus.

    Ultimo aggiornamento: 11 Aprile 2014 – 17:34

  8. john_ludd@finanza,

    Intendevi TRY invece di TY? Non sono un esperto.

  9. radius@finanza,

    Sicuramente si, Lira di Mammaliturchi!

  10. john_ludd scrive:

    gilles27@finanza,

    non sono polemico ma evidentemente non avevo di meglio da fare che “riprenderti” sul tema “sono meglio 100 grammi di spaghetti o 100 grammi di maccheroni”. Il dibattito sul niente occupa gran parte dell’attività cerebrale :-)

  11. john_ludd@finanza,

    Tse,tse,tse 100 grammi di gnocca sono meglio e quando si tratta di kg occupa altro che gran parte dell’attività celebrale. :o