Bolle, economia in frenata e motori ibridi

Scritto il alle 15:50 da Danilo DT

Il momento storico in cui viviamo, verrà ricordato nei libri di testo come la madre di tutte le crisi, in quanto le origini di questa immense bolla si sono generate tanti anni fa, complice una politica monetaria errata, guidata dall’allora ineguagliabile (oggi molto meno) guru Alan Grrenspan, e poi coltivata dai suoi successosi, i quali hanno continuato ad alimentare una bolla che poi, inevitabilmente è implosa. Anche se solo in parte in quanto molto deve ancora accadere.

Quindi, come ben sapete, io non sono propriamente positivo sul futuro che ci aspetta. Questa bolla del secolo, che sta generando oggi la bolla del credito , dell’obbligazionario e del debito governativo, avrà un’onda d’urto molto lunga, fastidiosa, che risponderà,se tutto va bene alla parola stagnazione. Se tutto va bene.

L’economia in questi mesi un po’ si è ripresa. Non ammetterlo sarebbe sbagliato e decisamente scorretto nei confronti dei lettori. Ma cosa ha alimentato la rirpesa? Fondamentalmente due cose:

1) il sostegno pubblico
2) la ripresa virtuosa dei paesi in via di sviluppo
dove la crisi ha solo sfiorato il settore finanziario. Quindi Asia in primis, ma anche Sud America e, perché no, Est Europa.

Il primo elemento ha portato alla bolla del debito pubblico. Il secondo ha portato alla bolla dei paesi emergenti.
Proviamo ora a pensare da persone non guidate dall’utopia ma dal realismo.
Bando quindi ai discorsi sentiti sui giornali, alle forme di convincimento collettivo che tutto va bene e che il peggio è alle spalle.
Che ci sia ancora del marcio, credo, tutti lo abbiano capito. Uno a zero per il blog I&M che lo sostiene da mesi. Ma ragioniamo un attimo su quanto detto prima. Sostegno pubblico e paesi emergenti.

 

Economia come un’auto con motore ibrido

 

Immaginiamo l’economia come se fosse un motore di ultima generazione, uno di quei motori ibridi che funzionano sia a energia elettrica che a benzina.
Ovviamente la benzina è il sostegno pubblico, in quanto l’energia data al mercato ha comunque dei benefici nell’immediato ma avrà effetti tossici, tanto per cominciare sui bilanci pubblici e sul ratio Debito/PIL. Parlando proprio di debito pubblico, come avrete capito, l’attenzione è assolutamente aumentata su questa tematica, dopo le vicende della Grecia. Un bel giorno gli Stati, USA in primis, smetteranno di mettere nel serbatoio la benzina, sia perché troppo inquinante e sia perché… il distributore avrà ormai svuotato i depositi.

Non resta che l’energia elettrica, di per sé più pura.
In effetti i paesi emergenti, grazie anche ad un coinvolgimento limitato alla crisi economico finanziaria, elemento che va ad aggiungersi all’industrializzazione in atto, stanno crescendo in modo “naturale”. E sono il motore della vera crescita economica, quella che si studia sui libri di scuola, grazie ad un forte miglioramento delle finanza dei loro governi e ad una occidentalizzazione più che evidente.

Se un bel giorno non ci sarà benzina, basterà la crescita dei paesi emergenti a dare la potenza necessaria alla macchina economica per poter proseguire la sua corsa?

La risposta sarebbe già complicata, se tutto andasse per il verso giusto. I paesi emergenti difficilmente riuscirebbero ad assorbire gli eccessi dei paesi “core” (vista la stagnazione degli stessi).
Se poi si va a vedere il nostro famoso motore ibrido, si scopre che proprio la parte elettrica (i paesi emergenti) inizia ad avere dei seri problemi. E questi problemi si chiamano surriscaldamento. E se il motore elettrico si surriscalda lo si deve fermare, altrimenti prende fuoco.
Rapportandolo alla realtà, questo paragone calza a pennello coi paesi emergenti. Intatti queste economie stanno dando chiari segnali di surriscaldamento. E la “puzza di bruciato” e di bolla si inizia a sentire in modo evidente.

La crescita rallenta

Il grafico che vi propongo qui sotto illustra la crescita economica della Cina. La linea BLU vi fa vedere in modo chiaro che, dopo tempo immemore, la bilancia commerciale è tornata in negativo. Segno che le esportazioni stanno comunque calando.

Ma non è tutto. Le banche iniziano a temere l’arrivo di bolle ed aumentano le riserve, o per essere più precisi, i coefficienti di riserva. Inoltre le stesse banche si rendono contto che, probabilmente, il governo ha fatto molto ma non abbastanza, o fosse non nel modo giusto, per poter garantire un’economia senza surriscaldamento, costringendo molto probabilmente ad imminenti aumenti di tasso.
Occorre tenere a freno l’accesso al credito bancario, controllare l’inflazione ed i livelli di prezzo in generale, e monitorare con attenzione l’andamento del mercato immobiliare, sempre “border line”.

 

Marc Faber: crisi imminente

 

Mi ha sicuramente incuriosito e un po’ preoccupato leggere il parere di uno che è un grande guru proprio sui paesi emergenti, uno che li ha sempre spinti e difesi (a ragione) ma che oggi li considera a forte rischio bolla speculativa. Sto parlando di Marc Faber.

“The market is telling you that something is not quite right,” Faber, the publisher of the Gloom, Boom & Doom report, said in a Bloomberg Television interview in Hong Kong yesterday.
“The Chinese economy is going to slow down regardless. It is more likely that we will even have a crash sometime in the next nine to 12 months.”
Chinese manufacturing grew at a slower pace in April, a survey of purchasing executives showed today. A purchasing managers’ index released by HSBC Holdings Plc and Markit
Economics fell to a seasonally adjusted 55.4 from 57 in March. A number above 50 indicates an expansion. A government PMI, released May 1, indicated that manufacturing grew at a faster pace last month.
  (fonte: Bloomberg)

Quindi il fatto che l’economia cinese continui a crescere in modo super virtuoso deve essere visto con un certo occhio di preoccupazione. L’11.7% di espansione è un gran dato, ma che potrebbe portare al famoso surriscaldamento. Il mercato inizia a temere il peggio, Shanghai Composite e Hang Seng segnano il passo e invertono la loro tendenza.
E’ il segnale che qualcosa, anche sui paesi emergenti, vera Mecca per gli investitori degli ultimi mesi, qualcosa sta cambiando.
E come più volte illustrato, il buon Marc Faber non si tradisce…

…so, the only currencies I like are precious metals, which would benefit from both, debasement of currencies and later war. The accumulation of gold is, therefore, still recommended (from the emails I receive I have the impression that retail investors have either no or very little exposure to gold because they already sold their positions in
anticipation of buying them agn at lower prices). Selected gold exploration companies are still attractive (NG is now a hold). The Euro had a brief rebound to $1.37 but failed to reach my target of $1.40. The downtrend seems to have resumed. Along with industrial
commodities currencies related to commodities such as the Australian and Canadian dollar are likely to weaken in the period directly ahead… (From : GloomBoomDoom)

Quindi, visto che il motore resterà senza benzina, meglio puntare su un qualcosa di alternativo: l’oro, malgrado la sua già notevole corsa al rialzo.
Però. tenuto conto del fatto che non possiamo tutto riempirci come delle papere ripiene di oro, mi stavo domandando quali sono le strade giuste per investire in modo produttivo il denaro.
La selezione si fa sempre più dura e complessa. Ma sono convinto che qualcosa di buono si può ancora fare.

STAY TUNED!

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