Banche Italiane: CDS in aumento e rischio effetto domino

Scritto il alle 15:07 da Danilo DT

Aggiornamento sui Credit Default Swap (CDS) e analisi sul settore finanziario italiano

Le banche italiane tornano nell’occhio del ciclone. Aumenti di capitale a raffica, timori su effetti domino, azionariati in subbuglio. Come ho già detto in passato, il sistema bancario italiano non ha ancora arginato le ferite del passato. Ma al mondo (in Europa in primis) c’è di certo chi sta ben peggio di noi. Non voglio in questa sede fare paragoni, ma solamente cercare di focalizzarci sulla realtà italiana, magari tranquillizzando alcuni lettori che mi hanno scritto un po’ preoccupati per lo svilupparsi della situazione.

Nei giorni scorsi Prometeia è uscita con un’analisi molto interessante. Questa analisi ci dice che…

(Adnkronos) – Le banche italiane, dopo la crisi del 2007, sono ancora lontane dal ritorno alla normalita’. Ma lo scorso anno si e’ fermato il processo di deterioramento della redditivita’ e nel prossimo triennio il sistema bancario dovrebbe tornare a crescere. Gia’ quest’anno, secondo il rapporto di analisi e previsione dei bilanci bancari di Prometeia, il sistema potrebbe registrare un miglioramento degli utili, con attese di consolidamento per il biennio successivo. Nei prossimi tre anni il settore produrra’ circa 42 miliardi di utili, ancora al di sotto dei 63 miliardi realizzati fra il 2005 e il 2007. E la redditivita’ del capitale si portera’ tra il 3% e il 5%, rispetto al 2,9% stimato per il 2010. Nonostante gli istituti di credito italiani abbiano mostrato una buona capacita’ di assorbire gli shock esterni, secondo l’analisi di Prometeia, nei prossimi anni dovranno assumere scelte operative di medio periodo per ricostituire la redditivita’. In ogni caso, in uno scenario dove aumentano i rischi sulla tenuta dei debiti pubblici dei Paesi periferici dell’Unione Europea e dove permane la fragilita’ della crescita dell’economia italiana, il recupero di una redditivita’ sostenibile per il sistema bancario richiedera’ tempi di aggiustamento lunghi. La dinamica del credito risultera’ piu’ contenuta rispetto a quella del periodo precedente la crisi, attestandosi al 5,1% medio annuo. L’elasticita’ degli impieghi al Pil rimarra’ a livelli contenuti, pari mediamente all’1,6% nel triennio 2011-2013 contro il 3,6% registrato fra il 2005 e il 2007.

(Il Sole 24 Ore Radiocor) – Milano, 25 mag – Il gap di capitale registrato dalle prime 13 banche italiane per rispettare il criterio del 7% di Core Tier1 di Basilea3, e’ di 13,4 miliardi, di cui 11,4 miliardi per i primi cinque istituti. Sono le stime dell’istituto di ricerca Prometeia contenute nel Rapporto di analisi e previsione dei bilanci bancari al 31 dicembre 2010. A tutto giugno 2010 il fabbisogno era pari a 37 miliardi (16 miliardi per le prime cinque) e da allora sono stati raccolti 11,7 miliardi con varie misure. Se si conteggiano anche le misure che le banche potranno avviare in termini di strumenti di capitale (cashes UniCredit, azioni risparmio e privilegiate) e di ottimizzazione delle attivita’ ponderate per le rischio (7 miliardi in totale il capitale ricavabile), il fabbisogno scende a 6,1 miliardi, pari a un anno di utili (contro sei anni nel dicembre scorso), di cui 5,3 miliardi per le prime cinque banche. Mir- (RADIOCOR)

Quindi, in sintesi, sistema bancario ferito, ancora molto indebolito e con necessità di ulteriori iniezioni di liquidità. Ora stiamo vivendo i giorni dell’AUC di Intesa SanPaolo. Ci aspettiamo anche l’AUC di Unicredit, addirittura più generoso negli importi ma ancora tutto da discutere. Ma come detto, c’è chi sta ben peggio di noi…

As most of the discussion seems to be focused still around capital, we would highlight that Italian banks are amongst the best capitalized in Europe and yet their RWA to total assets is lower than average. (…) Italian banks are now trading at very similar multiples on tangible book value, 0.7-0.8x, a 30% discount to EU banks. This is likely due to sovereign headwinds but it also represents an attractive entry point for some of the Italian banks. (Barclays)

Quindi possiamo continuare a fidarci delle banche italiane? Tanto per cominciare, occorre sottolineare che il grande pericolo non sta nell’eventuale default della Grecia ma in un possibile effetto domino che ne deriverebbe, in particolar modo sul debito pubblico italiano (se si scatena la speculazione, i titoli di stato italici, scendendo di valore, colpirebbero al cuore i bilanci dei nostri istituti di credito).

Nel frattempo però, il mercato inizia a storcere un po’ il naso nei confronti delle banche italiane. E a dirlo come sempre non sono io ma i grafici. Sicuramente complice la speculazione di credit default swap (CDS) hanno ripreso la via del rialzo e si sono genericamente impennati. Certo siamo ancora in area di “sicurezza” ma il segnale non è purtroppo positivo. Significa che il mercato, sia per motivi fondamentali che speculativi, ha meno fiducia sull’Italia.
Eccovi il grafico con i CDS delle principali banche italiane, in esclusiva per i lettori di I&M elaborando una serie di dati Bloomberg.

Credit Default Swap Banche Italiane

Come vedete ragioniamo su numeri di CDS ancora abbordabili ma in aumento. Meglio monitorare la situazione da vicino. Però, lo ripeto per l’ennesima volta, i veri rischi li possiamo trovare da altre parti. Solo un occhio di riguardo sul debito subordinato (soprattutto capire cos comporta e poi decidere) e per il resto diversificare.

STAY TUNED!

DT

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4 commenti Commenta
7voice
Scritto il 31 maggio 2011 at 19:33


no comment.

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7voice
Scritto il 31 maggio 2011 at 19:33

7voice@finanza,
7voice@finanza, DOVE STà IL RAPPRESENTANTE ITALICO ????

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lampo
Scritto il 31 maggio 2011 at 20:47

7voice@finanza,

6 donne e 22 maschi… devono nominare una Commissione per le Pari Opportunità :mrgreen:

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ottofranz
Scritto il 31 maggio 2011 at 23:12

niente equilibrio neanche nella foto :evil: Il piccolino 6 da sinistra in seconda fila è l’elemento più disordinato di tutto il disordine.

Il fotografo è parente di qualcuno ? :mrgreen:

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