BALTIC INDEX: nuovo collasso, ai minimi dal 1986.

Scritto il alle 09:21 da Danilo DT

container-baltic-index

I dati di ieri sul PMI hanno segnato un nuovo rallentamento dell’Eurozona. Ormai credo sia un dato di fatto che il mondo intero sta frenando la sua crescita economica. Ma le borse continuano magicamente a salire. Per quello che può ancora contare, vi voglio segnalare l’ennesimo crollo di un indicatore che rappresenta sempre in ineressante metro di valutazione per tastare il polso al traffico commerciale, ovvero il Baltic Index, qui nella versione baltic Dry Index.
E’ un indice che misura il costo dei noli marittimi. Quando ovviamente c’è minor richiesta di noli, significa che c’è minor traffico commerciale, un segnale evidente di rallentamento.La cosa curiosa è che questo indice ha raggiunto livelli che si sono visti solo circa 30 anni fa, nella fattispecie nel 1986 (quindi 29 per essere precisi). Ma come! Il mondo si è fermato e noi non ce ne siamo accorti? Oppure il mercato dell’offerta dei trasporti marittimi ha assunto livelli tali che trasportare merci costa meno di sempre?

Baltic Index: grafico di lungo periodo

Sicuramente il passaggio in area 11000 punti non ha giovato al settore che è finito in bolla, portando sul meracto moltissimi nuovi operatori che hanno poi ingolfato l’offerta. Ma è anche vero che in questo momento, di merce in farse di trasporto, ce n’è poca.

BALTIC-INDEX-LONG-TERM

Ma non mi fermo qui e vi faccio vedere un’altro elemento curioso.

Se poi al costo dei noli andiamo a sommare la velocità delle navi (Vessel Index9 scopriamo che le barche…stanno andando piano come non mai. Ok, non mettettevi a ridere. IL fatto che siano così lente è perchè NON c’è interesse a scaricare la merce e consegnarla. Insomma NON si ha fretta e quindi il commercio è tutto fuorchè florido.

Baltic Dry Index e Vessel Index

BALTIC-DRY-INDEX-VESSEL-FLEET-MOVEMENT-STATUS

Se quindi sommiamo le due cose, costo dei noli marittimi e velocità delle navi, dire che l’economia stia tirando non è certo corretto.

 

STAY TUNED!

Danilo DT

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11 commenti Commenta
adsodimelk
Scritto il 3 febbraio 2015 at 09:38

e tu quanto ci godi?
ci fosse un thread in questo blog che consente di guadagnare su mercati che salgono da ormai diversi anni.

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Scritto il 3 febbraio 2015 at 09:44

Che ci godo?
Ennesima prova che ci sono DUE mondi: l’economia reale e la finanza.
La prima fa acqua da tutte le parti, la seconda invece regala soldi e soddisfazioni.
Qui si parla della PRIMA.
Per la sconda basta prendere uno dei tanti post sul QE per capire dove “scommettere” per guadagnare.
Perchè si tratta di scommettere.

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atomictonto
Scritto il 3 febbraio 2015 at 10:13

Esimio Danilo DT,
per scrupolo ho fatto un paio di controlli online e forse il discorso del Baltic Index Dry è un pò fuorviante.

Per capircio di piu sono andato a vedere dati non tanto sulle navi, ormai tutte dette “Cellular Vessels” ovvero navi mercantili che caricano container sia per il proprio armatore che per armatori terzi in brokeraggio, quanto appunto sul traffcio di container.

Quello che salata all’occhio è che, a seconda delle varie classi di tonnellaggio, il numero di navi “cellulari” aumenta dal 1% al 9% (con picchi anche del 15% per alcune classi intermedie) all’anno.

http://www.worldshipping.org/about-the-industry/liner-ships/container-vessel-fleet

Quindi, cosi a occhio, prendere il costo immagino per tonnellata metrica di trasporto tracciato dal Baltic Index Dry non ha molto senso se non si considera che il totale dei vessel naviganti, e quindi della capacità di carico di container, è piu che triplicato rispetto al 1986.

Spero di essere stato utile :-)

Buona giornata!

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ob1KnoB
Scritto il 3 febbraio 2015 at 10:42

atomictonto@finanza,

Ha senso eccome. Quanto guadagnavi nell’86?….in tonnellata metrica?

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lampo
Scritto il 3 febbraio 2015 at 12:31

atomictonto@finanza,

Guarda tu… sono riusciti ad inflazionare anche le “navi cellulari” (cellular vessels)… facendo perdere potere di acquisto al Baltic Dry Index!

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Scritto il 3 febbraio 2015 at 13:13

atomictonto@finanza,

Ogni spunto di riflessione è sempre interessante, anche se forse bisogna “ritarare” i dati.
Cmq sia credo che la tendenza sia abbastanza ninequivocabile, no?

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gainhunter
Scritto il 3 febbraio 2015 at 13:51

A proposito di spunti, segnalo anche qui un articolo secondo cui il BDI è un indice sostanzialmente poco utile per fare previsioni/interpretazioni economiche:

“Imagine you have 10 loads of iron ore and 9 ships, and that every load of iron ore must be sent no matter what while every ship must be filled no matter what. Imagine the bidding war between those 10 iron ore consumers fighting over just 9 ships. Shipping cost would skyrocket since they all need to ship regardless of cost. Now imagine if a week later two more ships enter the market. Now imagine the bidding process. Suddenly the tables have completely changed. You have 11 ships, that all need to be filled no matter what, and only 10 loads of ore. Shipping rates would plunge, despite a period of just a week passing by.”

uk.businessinsider.com/baltic-dry-index-hits-record-low-2008-crash-2015-1?r=US#ixzz3QLNzdHVD

http://www.businessinsider.com/the-cost-of-global-shipping-is-a-lousy-economic-indicator-2009-5?IR=T#ixzz3QJJqeXpc

Pareri?

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paolo41
Scritto il 3 febbraio 2015 at 14:41

domanda: ci sono indicazioni sui dati del trasporto di petrolio????? mi risulta che buona parte delle petroliere siano in questo momento utilizzate per “storage”

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idleproc
Scritto il 3 febbraio 2015 at 16:44

“Ennesima prova che ci sono DUE mondi: l’economia reale e la finanza.
La prima fa acqua da tutte le parti, la seconda invece regala soldi e soddisfazioni.
Qui si parla della PRIMA.
Per la sconda basta prendere uno dei tanti post sul QE per capire dove “scommettere” per guadagnare.
Perchè si tratta di scommettere.”

DT sei un grande, è il punto.
Un conto è cercare di comprendere e cercare i di far comprendere e pensare sui processi economici e sociali reali sui quali si gioca il nostro futuro comune reale, un conto è far scommesse… che si pussono comunque fare e anche prenderci…
Bisogna sempre tener presente che le decisioni economiche che contano e le scelte politicco-strategiche che contano hanno effetti sul lungo perido.
Per quanto riguarda l’Italia, noi pagiamo oggi (dal mio punto di vista) scelte fatte negli anni ottanta-novanta.

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idleproc
Scritto il 3 febbraio 2015 at 17:01

Se il BDI index è come parrebbe “anticipatore” non dovremmo essere messi molto bene sulla fantomatica ripresa globale, sarebbe anche interessante poter valutare quale è l’andamento del traffico interno delle merci per area geoeconomica, potrebbe essere un indicatore interessante, potrebbe esserci una pausa nella “globalizzazione” e una ripresa e maggiore autoreferenzialità nella produzione-consumo interni.

http://www.ops.fhwa.dot.gov/Freight/freight_analysis/nat_freight_stats/

http://www.ops.fhwa.dot.gov/Freight/freight_analysis/data_sources/index.htm

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overshooting
Scritto il 3 febbraio 2015 at 18:46

A mio parere quello che conta è’ la crescita del pil mondiale…a parte il biennio 2008/2009 questo è’ sempre cresciuto tra il 2 e il 5% annuo…chiaramente la crescita maggiore delle borse dimostra che la droga della liquidità’ ha creato bolle che man mano esplodono/esploderanno in vari settori o zone, ma la crescita globale e’ un indice inconfutabile della crescita economica che è’ comunque presente…quindi a volte oltre che concentrarsi sui ‘rischi/pericoli’ credo sarebbe salutare segnalare le opportunità’…se il più mondiale cresce vuol dire che globalmente c e’ crescita, si può’ discutere sulla sua distribuzione e tante a,tre cose carine come la sovrapproduzione di certe aree ma non parlarne significa negare l evidenza…il mondo nel complesso cresce, punto, poi se producono più’ petrolio di quanto ne serva e’ un altro discorso…finché’ c e’ crescita nel più globale c e’ spazio per guadagnare, al limite si pone il problema di come sono allocate le risorse etc etc …e se poi scoppia qlc bolla qua e là’ e’ un altro discorso, e’ fisiologico, ma esiste ed esisterà’ sempre finché il mondo sarà’ in crescita nel suo complesso un posto dove rifugiarsi o marginare profitto, il resto è’ sterile allarmismo

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