ALERT: il mondo frena, ci sono le prove. E la Via della Seta può essere la salvezza per l’Italia?

Scritto il alle 09:45 da Danilo DT

I mercati hanno continuato a tenere alta la bandiera dell’ottimismo, anche se la macroeconomia ha dimostrato che forse non tutto sta andando per il meglio. Lo abbiamo sostenuto già nei post della settimana scorsa e lo ribadiamo oggi.
Non più tardi di venerdi mattina, abbiamo avuto la conferma che qualcosa non sta girando per il verso giusto. Come se il motore fosse inceppato.
Gli indici Markit sull’attività dei servizi e manifatturiera di marzo nei principali Paesi dell’eurozona sono peggiorati tutti, in modo incondizionato. Il manifatturiero tedesco, atteso in rialzo a 48 punti, è scivolato a 44,7. Il dato per la Francia è calato da 51 a 48,8. Non ha avuto sorte diversa il Pmi manifatturiero dell’Eurozona, che è sceso a marzo a 47,6 da 52,8 di febbraio e sotto le attese che lo vedevano a 49,5, portandosi sui minimi degli ultimi sei anni.
Ripeto: SEI anni. C’è poco da stare allegri!
Ma se l’Europa piange, gli USA non è che sorridano alla grande. Il dato preliminare dell’ indice Pmi Manifatturiero, stilato da Markit, si e’ attestato a 52,5 punti, al di sotto del consensus (53,5 punti) e del precedente (53 punti). Il Pmi Servizi e’ pari a 54,8 punti, dopo i 56 punti di febbraio e a fronte del consensus pari a 55,5 punti. In calo l’ indice Composito a 54,3 punti (55,5 il dato precedente), che comprende entrambi i settori.
Ricordate questo post?  Semplice ma concreto. Il CESI che oramai si era stabilizzato a livello globale in area di negatività e ci aspettavamo una reazione di qualche tipo.
Beh, il fine settimana ha dato dei segnali non certo incoraggianti. Poi per carità, dal fondo si rimbalza. Ma quando si può dire di aver veramente toccato il fondo?

THE NEW CESI CHART

 

 

Il grafico aggiornato del CESI non lascia grande spazio all’immaginazione.
A questo aggiungiamo il TREMENDO grafico del consensus sul PIL della Germania. Cose da far traballare NON solo le borse…

GERMANIA: consensus PIL 2019

E se proprio vogliamo cercare una causa scatenante che sta influenzando TUTTI gli indici macroeconomici mondiali, possiamo utilizzare questo grafico. Il mondo si sta fermando, l’economia globale sta subendo gli intralci legati al crollo dell’Export.

E come conferma definitiva che il mondo sta frenando brutalmente, non poteva mancare lui, il Baltic Index. Ve lo ricordate?
Bene, direi che non gode di ottima salute. E come potrebbe con questi chiari di luna?

Baltic Index in varie versioni

Ora forse avete capito che occorre qualcosa di forte e di concreto. Forse sarebbe il caso di parlare della “via della Seta”. Si, miei cari, ce ne sarebbe da dire. Ma il tempo stringe e io allora preferisco lasciare la parola ad una ECCELLENZA vera, non quelle che si spacciano tali, che vi rilascerà un punto di vista MOLTO interessante. Ovvio, è il suo parere ma vale molto molto di più di tante altre stronzate che potrete leggere in giro sull’argomento.

“La Belt and Road Initiative sta avendo molti più problemi di quelli che si possono pensare e sta subendo una battuta d’arresto. Detto questo, la Via della Seta è fondamentale per la Cina perché attraverso essa salda la Cina all’Europa e in mezzo crea un continente euro-asiatico, quello dell’Asia centrale, per realizzare un’enorme area di sviluppo che può gestire e attraverso la quale assicurare lo sviluppo della parte occidentale del paese che per svilupparsi ha bisogno di un’uscita verso ovest che non ha”. Parola Alberto Forchielli, finanziere fondatore del fondo Mandarin Capital Partners, ben introdotto nell’amministrazione Usa e profondo conoscitore della politica cinese
“L’Italia sta creando un precedente pericolosissimo. Agli occhi della politica americana, e dei media di mezzo mondo. Un tradimento con cui la Penisola rompe le righe fra i Paesi occidentali ed europei ‘di peso’, dà l’adesione ideale a una nuova geopolitica mondiale”.
E’ questo il rischio secondo Alberto Forchielli, finanziere fondatore del fondo Mandarin Capital Partners, ben introdotto nell’amministrazione Usa e profondo conoscitore della politica cinese, per l’Italia con la firma del MoU con la Cina in occasione della visita del presidente Xi a Roma.
Paesi come la Grecia, il Portogallo, la Slovenia, hanno aderito con analoghi ‘memorandum of understanding’ al progetto cinese. Ma – ha detto Forchielli all’Ansa – “nessun Paese importante d’Europa, per di più membro del G7, lo aveva fatto finora. Il South China Morning Post ha in prima pagina la foto di Giuseppe Conte e scrive che l’Italia ha ignorato le richieste americane”.
A peggiorare la situazione, secondo l’economista che vive fra Boston, Bangkok e Imola e ha passato molti anni in Cina, c’è il ruolo di Huawei nella sperimentazione del 5G in Italia: è vero, spiega, che anche la Germania ha aperto a Huawei.
Forchielli, peraltro, è dubbioso sulla effettiva realizzabilità della Bri. La Via delle Seta cinese “risponde all’obiettivo di ‘stappare’ lo sviluppo e l’uscita delle merci dall’occidente del paese, saldare l’Europa alla Cina e creare un’immensa area di sviluppo che comprende Kazakistan, Tagikistan, Iraq, Afghanistan, Pakistan tale da indurre un ulteriore sviluppo nella Cina stessa”, ha detto Forchielli nel video Blog “Global View” dal titolo “La Via della Seta al di là della propaganda” realizzato insieme con Fabio Scacciavillani.

VIA DELLA SETA È FONDAMENTALE PER LA CINA PERCHÉ ATTRAVERSO ESSA SI SALDA ALL’EUROPA CREANDO IN MEZZO UN’ENORME ZONA DI SVILUPPO

Secondo Forchielli l’attuale Belt and Road Initiave sta avendo molti più problemi di quelli che si possono pensare e sta subendo “grossi contraccolpi, una battuta d’arresto. Detto questo – ha aggiunto – la Via della Seta è fondamentale per la Cina perché attraverso essa salda la Cina all’Europa e in mezzo crea un continente euro-asiatico, quello dell’Asia centrale, per realizzare un’enorme area di sviluppo che può gestire e attraverso la quale assicurare lo sviluppo della parte occidentale del paese che per svilupparsi ha bisogno di un’uscita verso ovest che non ha”. Malgrado “l’obiettivo sia mirabile e lo sforzo importante – ha chiosato Forchielli – come europeo sono un po’ preoccupato di essere l’appendice di una enorme zona di sviluppo cinese”.

MA NON VA VISTA COME UN’AREA DI TRASPORTO. PER QUESTO C’È LA VIA DELLA SETA MARITTIMA

Ma se questa è la situazione per quanto riguarda la Via della Seta terrestre, esiste anche un’altra Via della Seta, quella Marittima, che si dispiega più sud e che parte da Shangai e finisce a Venezia attraverso il Canale Suez, lambendo Thailandia, Indonesia, Singapore, Malesia, Pakistan e Sri Lanka passando da Gibuti e “per arrivare fino al Pireo un’altra enorme area di transito di merci e beni cinesi. Intendiamoci – ha osservato Forchielli -: la Via della Seta terrestre non va vista come un’area di trasporto perché su terra passerà l’1% dei beni che storicamente passano infatti via mare. Attraverso i meccanismi di trasporto terrestri la Cina non punta necessariamente a raggiungere l’Europa, questa è una favola. Ma punta semplicemente a creare un’area di sviluppo”.

TUTTI I PROGETTI CHE LA CINA HA FINANZIATO AL MOMENTO HANNO CREATO UN ENORME DEBITO NEI PAESI CHE LI HANNO ACCETTATI

Ma esiste anche un altro problema secondo Forchielli, più connesso con l’aspetto economico. “La via terrestre è un progetto ambizioso che neanche la Cina può permettersi perché costa svariati trilioni. Inoltre, c’è da dire che gli altri paesi sono guardinghi nei confronti di Pechino perché quasi tutti i progetti sono di discutibile redditività nel breve. Tutti i progetti che la Cina ha finanziato al momento hanno creato un enorme debito nei paesi che li hanno accettati senza che si sia verificato un ritorno. Questi progetti vengono attivati attraverso l’erogazione di crediti cinesi ai paesi che accettano questi finanziamenti. Il problema è che se faccio fare un lavoro da 10 miliardi e un pezzo di strada o ferrovia ma poi non mi dà un ritorno che mi consente di pagare gli interessi principali sul debito che ho contratto vado in default. È successo in Sri Lanka e Pakistan che hanno defaultato sul debito cinese”.
Insomma, ha sottolineato Forchielli “non è possibile pensare di realizzare una Via della Seta solamente indebitando i paesi. Perché servono programmi di finanziamento a lunghissimo termine che la Cina stessa non può pensare di poter erogare. Le altre strutture di finanziamento mondiale come banche centrali e di sviluppo non stanno entrando su questa cosa perché l’iniziativa è sì aperta a tutti ma i progetti sono solo cinesi e le istituzioni finanziarie non investono in progetti che non hanno una redditività immediata. È un modello che non può funzionare e che è quindi in via di discussione. L’alternativa è che la Cina prenda in gestione le opere. D’altronde i paesi non possono privatizzare tutte le loro strutture strategiche e darle alla Cina ciò rappresenterebbe un fenomeno di neo-colonialismo. Per cui la Via della Seta, nella sua idea grandiosa e lungimirante sta incontrando dei problemi, ed è quindi è in via di ridiscussione”.

CINESI INTERESSATI A UN PORTO NEL NORD DELL’ADRIATICO. MA SONO SPAVENTATI DALLA BUROCRAZIA NOSTRANA

Venendo all’Italia, dove i cinesi sembra abbiano intenzione di investire in occasione della visita del presidente cinese Xi nel nostro paese, Forchielli si mostra possibilista. “I cinesi, passando dal Pireo hanno mostrato interesse per tutti i paesi del Visegrad come Serbia e Ungheria e potrebbero essere interessati a un porto nel Nord dell’Adriatico come Venezia o Trieste. Ha senso, non so come sono le condizioni di questi porti ma sono sicuro che i cinesi non hanno intenzione di procedere su per lo stivale. Tutti i porti italiani però hanno bisogno di lavori: c’è da scavare per accogliere navi più grandi e c’è bisogno di ferrovie. Sicuramente posso dire che i cinesi sono molto spaventati dall’affrontare i problemi burocratici italiani, per i quali è meglio il Tagikistan”. (Source)

Immagine anteprima YouTube

Cliccate sull’immagine qui sopra. Potremmo perdere le ore per discutere sull’argomento. Ma credo che solo il futuro ci dirà come andranno le cose. Forse l’Italia alla fine si è svenduta per quattro lire, rischiando l’isolamento da UE e USA. O forse no. Intanto però il mondo va avanti e la Cina sta cercando di uscire da un’empasse che la sta inchiodando. Noi siamo l’anello debole dell’Europa. Sapevano che con noi sarebbe stato più facile. Ed evitate di pensare che “ci hanno fatto un favore”…

STAY TUNED!

Danilo DT

(Clicca qui per ulteriori dettagli)

Questo post non è da considerare come un’offerta o una sollecitazione all’acquisto. Informati presso il tuo consulente di fiducia.
NB: Attenzione! Leggi il disclaimer (a scanso di equivoci!)

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11 commenti Commenta
alplet
Scritto il 25 marzo 2019 at 10:36

La Cina sbarcando a Trieste porterà merci in Europa. E ci sono una serie di altri accordi. Chissà se ci sono (o ci saranno) accordi anche affinchè la Cina acquisti una parte del nostro debito pubblico. Ove fosse così, saremmo in balia dei cinesi: potrebbero ricattare l’Italia. Fare affari va bene; però non va bene mettersi il cappio al collo. Vedremo.

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john_ludd
Scritto il 25 marzo 2019 at 19:32

Mah, che Forchielli sia questo gran sapientone ho qualche dubbio, un furbacchione ecco quello sì. La Germania ha nella Cina il primo (PRIMO) partner come interscambio, Francia e UK fanno affari molto più della misera Italia, la UE non investe se non in francobolli, eppure questo che è solo un accordo di carta (sono parole, prima dei fatti ce ne vuole) viene attaccato come se avessimo defecato sulla bandiera della sacra alleanza. Accordo che è poi nato morto dato che Salvini manco si è presentato. Forchielli, guarda, da emiliano ti dirò … ma a va a cagher !

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alplet
Scritto il 25 marzo 2019 at 22:27

Qui le ultime di Forchielli sul memorandum:
https://www.radioradicale.it/scheda/569346/la-visita-di-xi-jinping-e-il-memorandum-sulla-via-della-seta-intervista-ad-alberto

A me sembra interessante.

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Scritto il 25 marzo 2019 at 23:01

john_ludd@finanza,

Alberto lo conosco da tanti anni, come il sottoscritto coautore di Piano Inclinato. E quindi so bene che lui conosce la Cina meglio di tanti altri. Che non sia la verità assoluta siamo d’accordo. Ma di certo la sa molto più lunga di tanti altri

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john_ludd
Scritto il 26 marzo 2019 at 10:36

Danilo DT,

Forchielli è un finanziere con molte relazioni, parte “dell’intellighenzia italiana” la quale è sotto choc per il memorandum con la Cina. Comprensibile, non è abituata a questo modo di fare, prima chiede sempre il permesso. Questo governo a me non piace, è pieno di dilettanti, velleitario e compromesso, ma qualora fosse costituito da fenomeni avrebbe comunque tutto contro. La UE non ha piani di investimento in niente e dispone di un budget ridicolo, la Germania ha accumulato un enorme surplus che le concede uno spazio fiscale unico al mondo che non intende usare per investimenti per conto dell’Europa ma per finanziare quel mega piano di infrastrutture e di espansione verso est che le servirà quando il baraccone europeo andrà in pezzi. La Germania è certo in crisi strategica ma parte consistente della propria “‘intellighenzia” sta già ragionando in ottica post euro, operazione che richiede tempo e un’ulteriore e inevitabile indebolimento dell’america che lentamente si avvia verso una crisi fiscale mentre quella italiana è talmente compromessa e talmente debole da non poter infastidire quelle relazioni sulle quali ha costruito il proprio ruolo. Danilo, leggi il profilo di Forchielli, Harvard, World Bank, BEI, secondo te da che parte pende, dove stanno di casa le sue frequentazioni ?

Naturalmente i cinesi sanno tutto questo bene, non contano affatto sul memorandum che ha un mero significato politico, muove le acque, lentamente secondo lo stile cinese che opera su tempi lunghi mentre i nostri sono governati dall’isteria del ciclo elettorale. Figurati se i cinesi arrivano domani con cargo pieni di soldi da investire in un paese la cui burocrazia è talmente ingessata da richiedere anni per aprire una tabaccheria. Inoltre l’accordo è già morte, l’uomo forte, Salvini, non c’era, a marcare la sua contrarietà e l’evidenza che la Lega è “stata probabilmente convinta da qualche utile dossier” a lasciar perdere i sogni putiniani e a sdraiarsi con Londra e Washington.

I fatti contano e non le parole, l’interscambio tra Italia e Cina è di 38 miliardi, quello tra Germania e Cina è 170 miliardi (Fonte: Destatis 2016), primo partner commerciale, sopra Francia e USA. Interscambio in forte aumento, 80 miliardi gli investimenti che WW e Daimler effettueranno in modalità congiunta con partner cinesi per la mobilità elettrica, mentre verso la Francia è stabile e verso gli USA in calo. Il North Stream 2 verrà completato, ogni settimana 30 treni merci arrivano nella città di Duisburg dalla Cina via Russia etc … Polonia, Slovacchia, Ungheria sono parte integrante del sistema Germania (da spiegare a Salvini convinto di trovare sponde in paesi che ricevono soldi, mente noi li diamo).

La Germania è un paese di vecchi, non ha un mercato interno tale da assorbire la sua produzione industriale, non lo avrà mai più, deve avere un mercato estero che lo assorba ed è in Asia non in Europa, continente in fase di impoverimento e non in America, mercato saturo il cui accesso l’oligarchia locale intende restringere.

L’Italia, in piccolo è come la Germania, vecchia uguale con un meridione improduttivo da mantenere, se il suo avanzo commerciale si riduce, fallisce in 3 mesi poiché a quel punto ecco che il debito pubblico diviene insostenibile e va inflazionato via. Non ha alternativa l’Italia, come la Germania, o va verso est oppure muore. Persone come Forchielli vorrebbero raccontarci che vi si deve andare attraverso l’Europa ovvero seguendo le istituzioni di Bruxelles che sono un’emanazione di quelle di Washington che non vuole il congiungimento tra Europa e Asia. La Germania che è più forte di noi, ignora quello che raccontano i soloni di Bruxelles e prova a portare avanti una politica di interesse nazionale, fa affari con la Russia ignorando le sanzioni (i fatti contano, non le dichiarazioni ai giornali della signora Merckel) avendo l’ex cancelliere Schroeder ben connesso con il board di Gazprom quindi con il Cremlino.

Mi chiedo, i dati dell’interscambio sono pubblici, quelli su North Stream 2 e investimenti in Cina del moloch industriale tedesco pure, costa molto darci un’occhiata, è davvero necessario stra parlarsi addosso sull’onda dell’emotività o, peggio, pendere dalle parole di gente con un conflitto di interessi grande come un palazzo ?

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paolo41
Scritto il 26 marzo 2019 at 16:33

personalmente non vedo perché i porti di Trieste e Genova non possano divenire degli centri di transito delle merci in entrata e in uscita dall’ Europa verso i paesi africani , asiatici e Cina in particolare. Se non lo facciamo noi ….. lo fanno altri !!!!! Certo che poi Genova ha bisogno della TAV !!!!! Di Maio è felicissimo; abbiamo già spedito un cargo di arance rosse ….. mentre la Cina ha ordinato 300 Airbus alla Francia…….

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kociss01
Scritto il 26 marzo 2019 at 18:12

certo che riuscire a vendere dei “MANDARINI” AI CINESI e’ proprio una mossa da maestri……
come vendere gelati agli eschimesi o canestri di sabbia agli arabi…..

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john_ludd
Scritto il 26 marzo 2019 at 18:58

paolo41,

COSCO la società pubblica cinese che ha acquistato la concessione del porto del Pireo ha una quota concessionaria nel porto di Rotterdam e in quello di Anversa e sta trattando per entrare nella gestione del porto di Amburgo. Sono affari, chi non vuole che gli italiani propongano i propri porti è perché vuole comprensibilmente favorire i propri, sono tutti pancia bassa a cercare di fare affari con i cinesi altro che avversione ideologica. Qui in Europa c’è un’economia dello zero virgola mantenuta in vita dal denaro sotto zero, i cinesi pare ci mettano dei soldi veri, naturalmente hanno i loro vantaggi. Tutto qui, se le merci non passeranno a Genova e Trieste, che potrebbe convenire in quanto la rotta è più corta, passeranno più a nord in ogni arriveranno. Si tratta di decidere se morire strozzati subito o rischiare di provare a fare qualcosa di meglio. L’interscambio davvero modesto con la Cina racconta quanto siamo indietro, il fatto poi che siamo assai in deficit con loro racconta quanto sia necessario riequilibrarlo per venire incravattati anche da questo lato.

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john_ludd
Scritto il 26 marzo 2019 at 19:00

john_ludd@finanza,

… quanto sia necessario riequilibrarlo per NON venire incravattati anche da questo lato.

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Scritto il 26 marzo 2019 at 22:59

Tematica complicata ma anche affascinante… IMHO

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kociss01
Scritto il 28 marzo 2019 at 19:05

poche storie “GLI AFFARI SONO AFFARI” CON CINA, RUSSIA, INDIA, COREA importante che siano fatti bene , con convenienza reciproca e non siano dei cavalli di troia mascherati,,,secondo me e’ FINITO IL TEMPO CHE PRIMA DI MUOVERE QUALSIASI MUSCOLO DOVEVAMO CHIEDERE IL permesso al padre padrone USA……. che poi in cambio cosa fa???? mette i dazi sulle merci che esportiamo loro,,,eh NO cosi’ non va….

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