Abenomics Carry Trade

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Il mercato obbligazionario dei paesi emergenti in valuta locale ha subito una correzione molto violenta nell’ultimo periodo. MA non certo per colpa propria.

I bond degli Emerging Markets in valuta locale sono stati sicuramente una delle migliori asset class degli ultimi anni in ambito obbligazionario.
Malgrado il forte rally, la maggior parte degli analisti continuava ad essere molto fiduciosa sulla continuazione del rally di queste obbligazioni.
Poi però è arrivato il mese di maggio. E il mese di maggio è stato uno dei peggiori mesi degli ultimi anni.
Come mai questo mercato è letteralmente collassato?

LYXOR Emerging Markets Local Currency Bonds

Motivazione numero uno: ne abbiamo già parlato. Movimenti della curva dei tassi. Il Treasury aumenta di rendimento e obbligatoriamente va ad influenzare anche i bond dei paesi emergenti
Motivazione numero due: carry trade. Molti speculatori e non si erano indebitati in Yen e con il denaro ottenuto avevano comprato bond emergenti in valuta locale, sfruttando sia il differenziale di rendimento e sia la rivalutazione monetaria. Peccato che poi il giocattolino si è rotto, la curva dei tassi giapponesi si è mossa in anticipo e tutti coloro che avevano montato le operazioni di carry trade (che io ho definito nel titolo del post Abenomics Carry Trade) hanno dovuto smontare le posizioni.
Risultato: collasso delle valute emergenti. La somma quindi di questi due elementi ha generato un vero e proprio tracollo delle quotazioni.
Guardate qui quanche valuta emergente contro Yen e capirete meglio.

Yen vs Emerging Forex

Ma attenzione: i fondamentali non sono cambiati.
La volatilità però si, eccome….

Quanto ha reso il carry trade (valuta + tasso) in yen da inizio anno

STAY TUNED!

DT

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Meteo Economy: tutto quello che gli altri non dicono

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Info su Danilo DT

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Commenti (n° 12)Commenta

  1. bergasim scrive:

    Concordo in parte, qualcuno però la vede diversamente

    http://globaleconomicanalysis.blogspot.it/2013/06/fierce-selloff-in-emerging-market.html

    e potrebbe avere anche ragione

  2. ciao dream, l’ho scritto anche a mazzalai:

    non so come ma bisogna unire tutto il gruppo di blogger e iscritti ai blog di cui tu fai parte (e che si riunisce in metetoeconomy – icebergfinanza, finanzanonstop, gremlin, carloscalzotto, ecc ecc) per cominciare a trovarsi e metere insieme una alternativa supportata da consensi e persone.
    E’ il nostro dovere nei confronti dei nostri figli.
    Ormai noi iscritti siamo più o meno tutti informati e d’accordo, bisogna rompere la diga e presentarsi agli italiani come nuova alternativa

  3. gnutim@finanza,
    CIAO… sarebbe bello inventarsi qualcosa…
    Ora è nato METEO Economy, e secondo me potrebbe essere un pretesto per cominciare delle nuove avventure anche di tipo mediatico… Non credi?

    :-)

  4. bergasim scrive:

    sp 500 come da manuale

    1 prod indus invariata
    2 michigan in calo
    3 sp 500 in rialzo
    4 se fosse stato il contrario cosa sarebbe cambiato, be avrebbe guadagnato solo di più.
    5 il qe dunque oggi chi sostiene?
    6 petrolio in rialzo
    7 tutte le borse europee aumentano i guadagni con dati negativi,ma quando gli utili usa andranno per la retta via allora sarà diverso, neanche la fed terrà in piedi la baracca.

  5. idleproc scrive:

    gnutim@finanza,

    Siete persone molto intelligenti e l’approccio che suggerisci è di mettere insieme un gruppo di persone che nella diversità delle opinioni affrontino il “problema” e con metodo scientifico lo valutino e ne propongano una soluzione da applicare per obiettivi parziali.
    Purtroppo, dal mio punto di vista, in questi termini non può funzionare.
    L’approccio deve essere forzatamente “politico” e basato sui “rapporti di forza” che la politica implica sempre nella storia umana. Per cui bisogna fare un partito.
    Un partito o un gruppo di pressione ha una strategia e obbiettivi di fondo legati a specifici e divergenti interessi sociali da rappresentare.
    Ciò che “subiamo” ora, non sono scelte economico-finanziarie astrattamente e razionalmente “giuste” o “sbagliate”, sono scelte politiche allo stato puro, non c’è niente di più politico dell’economia e della finanza negli interessi che rappresenta.
    Subiamo scelte di una specifica parte che rappresenta un’insignificante minoranza e che ha come scopo la perpetuazione degli stessi meccanismi economici e di potere che sono alla radice dell’attuale crisi.
    Le stesse teorie economiche e le varie “mode” legate al ciclo che subiamo sono deformate e soggette agli interessi rappresentati che sono mediati solo dal timore di reazioni sociali.
    Larghissima parte della cosiddetta informazione sostiene queste soluzioni economiche che sono di “parte” per l’uscita dalla crisi. Il nostro problema, come per molti italiani che vogliono l’interesse di tutto il popolo italiano è che non siamo rappresentati in un partito. Il partito è “parte” per cui probabilmente smetteremmo di discutere liberamente e ci schiereremmo per la difesa di interessi sostanzialmente divergenti.
    Altri, anche recentemente, ci hanno provato, sono stai assorbiti o si sono divisi.

  6. idleproc scrive:

    …dimenticavo… siete anche persone oneste intellettualmente… con principii etici solidi… e con valori sociali molto oltre l’orticello personale… per cui, nelle differenze di opinioni, non ha senso “litigare” sul piano personale… Amo questi Blog per le persone che li frequentano e li gestiscono… se questi blog scomparissero sarebbe una gravissima perdita.
    Inoltre, a differenza di chi fa “propaganda”, nessuno è perfetto o ha la Vera Verità in tasca.

    La mia “sensazione” è che i guai della economia reale globale e italiana e i loro nodi politico-economici e sociali stiano arrivando al pettine…

  7. [email protected] scrive:

    idleproc@finanza,

    “I fatti non esistono, esistono solo le opinioni.” Vero e falso nel medesimo tempo. Cosi come è solamente vero, che i fatti delle opinioni se ne possono fregare, ma non il contrario. Il fatto, a mio parere, è che le opinioni sono fortemente condizionate dalla conoscenza, quasi tutti se le fanno solamente in base alle informazioni possedute, ed è abbastanza facile farle cambiare , le opinioni, se si forniscono altri dati. Un’esempio chiaro ed eclatante: 11 settembre 2001, basta che ci si ponga alcune domande, e immediatamente le sicurezze cadono. Ma bisogna porsele, e avere informazioni. Non per nulla, chi controlla l’informazione controlla il mondo.La rete infatti è un enorme grattacapo, ma essendo apparsa in modo assolutamente non previsto, e sviluppatasi in modo rapidissimo, ha preso tutti di sorpresa, e solo da poco stanno cercando di imbrigliarla Nessuno 30 anni fa avrebbe immaginato che avrebbe messo in difficoltà “l’arma finale del dottor Goebbles”(vedasi Sturmtruppen di Bonvi). La rete è un’arma potente, ma però anche il nemico lo è, e non mi riferisco solo al potere finanziario/mediatico, ma alla tendenza naturale per molti all’”occhio non vede… ” di buona memoria. Non è solo una questione politica, è una questione antropologica. Tutti hanno paura di vedere se l’odore che esce dal proprio armadio è solo un topo morto, o qualcosa di peggio che abbiamo preferito far finta che non ci fosse.Certo ora la situazione è grottesca, dobbiamo decidere se affrontare i nostri scheletri nell’armadio, o diventarlo noi, scheletro. Interessante questione.

  8. idleproc scrive:

    Concordo. In-fatti anche l’espressione “I Fatti hanno la testa più dura delle Idee” è semplicistica.
    Nelle modalità con cui raccogliamo i dati materiali del conoscere esistono delle precedenti costruzioni concettuali che sono sempre un prodotto sociale e che sono parte influente la raccolta del dato.
    Ciò non toglie che la realtà materiale esista.
    L’attuale è un momento di “crisi” profonda socio-economica e il nostro senso di inadeguatezza ad interpretarla e a prevederne i futuri sviluppi non è un limite individuale, sta nel rapporto tra la realtà materiale e le costruzioni concettuali che servono ad interpretarla.
    Il lato positivo è che si aprono molte nuove strade…

  9. ottofranz scrive:

    Dream Theater,

    Come dice De Kerchove ” la reputazione in Rete è uno dei capitali più importanti da affrontare.”

    http://www.lettera43.it/tecnologia/web/derrick-de-kerckhove-non-trasformiamo-la-rete-in-una-prigione_4367598891.htm

    meglio soli che mal accompagnati :-)